Suicide

California, 18 aprile 2419
Suicidio di massa: 382 persone si sono tolte la vita. Si consiglia di rimanere a casa…

Los Angeles, 20 maggio 2419
Il virus ha colpito ancora, 407 persone si sono tolte la vita nell’ultima settimana…

Firenze, 4 agosto 2419
512 sono stati i corpi identificati delle persone che negli ultimi 10 giorni si sono suicidate…

Venezuela, 12 luglio 2419
Oltre 800 uomini, donne e bambini hanno posto fine alla propria vita. NON USCITE DI CASA…

Continuo a far scorrere gli occhi su e giù per questi titoli di giornale e ancora non mi capacito di quanto stupida possa essere la mente umana. Metto giù i giornali e vado verso l’erogatore di bluedrink, mi prendo la mia dose mattutina di vitamine mentre spero che la scorta di cioccolatini mi duri almeno un’altra settimana.

“Prova numero 908: Sono Danny Flywai. Mi trovo in Antartide ormai da tre anni. Sto cercando qualcuno ancora in vita dopo il disastro di Washington. Se sentite questo messaggio rispondetemi sul canale 7. Sarò sintonizzato notte e giorno nella speranza di non essere l’unico sopravvissuto. Grazie”. Non ho più nulla da guardare; ho finito tutti i film possibili e immaginabili. Il mio messaggio giornaliero l’ho registrato e trasmesso, quindi ora che faccio? Vado verso il salotto e indosso la tuta gialla. Andrò nel mio posto preferito: le Cascate del Niagara. È l’unico posto non silenzioso sulla terra, ormai. Il rumore dell’acqua che scende mi conforta, dato che è l’unico suono non causato da me. Mi avvio verso il portale, inserisco la destinazione e chiudo gli occhi.

Eccolo, il rumore rilassante. Mi siedo su una roccia ad osservare la vegetazione. Peccato non poter togliere la tuta per fare un bel bagno fresco. Mentre mi guardo attorno noto un leggero fumo provenire dalla boscaglia. Non mi era mai capitato di vederlo prima. Mi si accende un briciolo di speranza in cuore mentre mi alzo e cerco di stare calmo. Vado a vedere cosa provochi il fumo. Con il cuore in gola la vedo: una tuta gialla. È una donna che sta cercando di riscaldare una scatola di spaghetti precotti. Forse è un’allucinazione, non è possibile che dopo tre lunghi anni di ricerca CASUALMENTE incontri ciò che ormai avevi rinunciato a trovare. Mi avvicino, sempre di più. Cosa faccio per non spaventarla? Troppo tardi, ho pestato un bastoncino e lei, girandosi e vedendomi, ha cacciato un urlo così potente che, se ci fosse ancora qualcuno nel mondo, probabilmente ora sarebbe già qua.

“Oh mio Dio!” continua a ripetere con gli occhi fuori dalle orbite. Non so cosa dire, provo con la cosa più facile e banale: “Io sono Danny… piacere”. Non riesco a smettere di sorridere: veramente dopo tre lunghi anni posso parlare con qualcuno di vero, qualcuno che mi possa rispondere? “Non è possibile, no, no, è sicuramente un brutto scherzo nella mia testa!”, la sento borbottare molto preoccupata fra sé e sé. D'altronde come biasimarla: anche io faccio ancora fatica a crederci. “Ehi, tranquilla”. Avvicino la mano al suo braccio e non appena sente il contatto sobbalza. Sta iniziando ad elaborare la cosa.

“Ciao”, mi dice incerta.
“Ciao”, rispondo dolcemente.
“Io… io sono Giulia”.
“Danny”.
Ci stringiamo le mani e nello stomaco sento come una morsa. Vorrei solo non indossare queste stupide tute gialle, per sentire la sua pelle morbida sulla mia. Ci sediamo e inizio a raccontare della mia storia. Lei mi osserva interessata mentre racconto: “Durante la quarta Guerra Mondiale sono stato preso e fatto prigioniero dagli austriaci. In tutto eravamo dieci prigionieri, hanno tenuto solo i più forti e robusti, gli altri sono stati ammazzati sul colpo”. La sento sussultare quindi faccio una piccola pausa e poi continuo: “Ci portarono in Antartide e ci usarono come cavie per esperimenti scientifici: ibernazione. Ognuno di noi è stato messo in una capsula diversa con impostazioni e temperature differenti, per poi essere congelato e risvegliarsi esattamente due anni dopo tali e quali a prima”. “Come ovviamente saprai già, cinque anni fa, i Giapponesi utilizzarono la loro ultima arma: il suicide. Questo gas che se inalato provoca orribili immagini nella mente e quindi ti invita a toglierti la vita. I giapponesi però non avevano previsto il fatto che il gas non si sarebbe fermato solo su Washington e dintorni, ma si sarebbe espanso in ogni Paese. Io sono stato fortunato: quando il gas è stato liberato, ero già dentro la capsula da quindici giorni”. Giulia non aveva proferito parola per tutto il tempo. “E gli altri nove prigionieri intrappolati nelle capsule?”. “Tre capsule si sono aperte prima del previsto, non lasciando il tempo alle cellule dei miei compagni di risvegliarsi completamente. Le rimanenti sono ancora chiuse, e il monitor delle capsule non segna più il battito del cuore. Ho provato ad aprirle in ogni modo ma nulla, non c’è verso”.

Mi fissa, in silenzio. “Abito in Antartide – aggiungo - in un laboratorio scientifico sotto il ghiaccio, lì il gas non arriva”. Annuisce. Cerco di non alterarmi per il suo silenzio e le chiedo la sua storia. Lei non dice nulla. Potrebbe essere ancora sotto shock, o qualcosa che ho detto deve averla sconvolta, non lo so. Ho un’idea: le metto le mani sulle spalle e le dico: “Chiudiamo gli occhi, quando gli riaprirai mi racconterai, ok?”. Annuisce di nuovo. Lo facciamo e nella mia testa conto fino a cinque mentre con le mani cerco di trasmetterle sicurezza.

Quando riapro gli occhi le mie mani cadono di colpo: davanti a me non c’è più nessuno, gli spaghetti, il fuoco e il fumo sono spariti. Nulla di tutto ciò che mi ha dato una speranza fino a qualche attimo prima. Senza pensarci mi alzo di colpo e noto un buco nella mia tuta. Subito capisco: devo avere inalato il gas che mi ha fatto ‘vedere’ Giulia. Non mi controllo più: mi tolgo completamente la tuta e inizio a tirare pugni all’aria, agli alberi e a tutto ciò che mi circonda. Con le lacrime agli occhi mi avvicino alla cascata. È meravigliosa, mi piacerebbe fare un bagno. Senza pensarci due volte, mi butto.



Giulia D’Amato - III A Istituto Comprensivo “Don Milani”, Occimiano (AL)

Racconto Premio speciale Mangialibri al Premio A.A. Fantascienza Cercasi 2019 riservato agli studenti delle scuole medie di tutta Italia.



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