Toni Morrison: la parola contro la schiavitù

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Chloe Anthony Wofford, vero nome di Toni Morrison, nasce a Lorrain, in Ohio, il 18 febbraio 1931 da George e Ramah, operai originari dell’Alabama. È seconda di quattro fratelli e frequenta le scuole elementari con serenità, perfettamente integrata in un quartiere dove nessuno faceva sentire a disagio la sua famiglia per essere di colore. Anzi, come dichiarerà anni dopo al “New York Times”, in prima elementare era l’unica bambina nera, ma anche l’unica bambina che sapeva leggere.




Nel periodo adolescenziale, invece, comincia la consapevolezza delle divisioni razziali. Da sempre appassionata lettrice dei classici della letteratura e della lingua latina, la Morrison si diploma a pieni voti nel 1949 alla Lorain High School. Perfettamente in linea con i suoi obiettivi, intraprende gli studi universitari alla Howard University, laureandosi con una tesi su Virginia Woolf e William Faulkner, e proseguendo la sua carriera alla stessa università come docente di lingua inglese. È lì che conosce il suo primo marito, l’architetto dalle origini giamaicane Harold Morrison, dal quale “eredita” il cognome con cui inizia a pubblicare i suoi libri e che mantiene anche in seguito alla separazione, mentre lei sta aspettando il loro secondogenito Slade, che nasce nel 1964. La scelta di restare con il cognome da sposata è da ricondurre al voler evitare errori di pronuncia del suo completo nome anagrafico.

Dopo la nascita di Slade si trasferisce a Syracuse, vicino New York, e comincia a lavorare per la Random House come editor. È in quegli anni che nasce il suo primo romanzo, L’occhio più azzurro, la commovente storia di una bambina di colore che sogna di avere gli occhi azzurri come quelli di Sherley Temple o Mary Jane, icona del mondo bianco dell’epoca. La storia di Pecola, questo il nome della protagonista, è ambientata a Lorrain, là dove la Morrison è cresciuta. Passano più di 15 anni quando arriva il momento di Amatissima, il romanzo che le fa vincere il Premio Pulitzer per la narrativa e che tratta la storia di una schiava in fuga che decide di uccidere la figlia più piccola per risparmiarle le atrocità della schiavitù. Nello stesso anno dal libro viene ricavato l’omonimo film con protagonista Ophra Winfrey. Nonostante siano passati tanti anni tra il primo e il secondo romanzo (nel mezzo ci sono comunque numerose pubblicazioni tra cui saggi ed antologie), il tema più caro alla scrittrice emerge apertamente in entrambi: la più completa alienazione e perdita di identità dei neri nel periodo in cui l’America li ha resi schiavi.

Parallelamente alla sua attività letteraria, la Morrison continua quella di docente universitaria, guadagnando la cattedra di Princeton. È una mattina di agosto del 1993 quando una telefonata di Ruth Simmons, amica e attuale Rettore della Brown University, le annuncia che ha vinto il Nobel per la Letteratura, lei, prima donna afro-americana a riceverlo, incredula finché qualche ora più tardi riceve la telefonata ufficiale dalla Svezia. L’anno successivo istituisce presso l’università di Princeton un laboratorio per scrittori e artisti, chiamato l’Atelier di Princeton. Con il figlio Slade, nel periodo a cavallo tra le due decadi, scrive anche diversi libri per bambini. Nel 2006 va in pensione dall’Università di Princeton, ma non smette di scrivere e di combattere per i diritti del suo popolo. Si schiera a fianco di Barack Obama nel Partito Democratico per le sue elezioni a Presidente degli USA nel 2008 e nel 2009 rende noto all’opinione pubblica che in un liceo del Michigan uno dei suoi libri è stato vietato. Da lì scaturisce l’idea di non tacere e lavorare ad una raccolta di saggi sulla censura e il potere della parola.

La notte tra il 5 ed il 6 agosto 2019 Toni Morrison, a 88 anni, muore al Montefiore Medical Center di New York, dove era ricoverata da pochi giorni. E se chi le ha conferito il Premio Nobel la ricorda per “i racconti caratterizzati da forza visionaria e rilevanza poetica che danno vita ad un aspetto essenziale della realtà americana”, il suo popolo e i suoi lettori la ricorderanno sempre come una delle voci più importanti e veritiere di ciò che è stata la schiavitù dei neri in America, molto più semplicemente. O forse no.

I LIBRI DI TONI MORRISON

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