Elfriede Jelinek: la seconda natura

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Elfriede Jelinek è austriaca, e questo dice molto della sua personalità. Tagliente, fredda all’apparenza, fuoco sottopelle, è nata in Stiria nel 1946 da una famiglia ebraica dell’alta borghesia. Padre chimico morto in manicomio, madre melomane “dispotica e paranoica” che la iscrive bambina al prestigioso Conservatorio di Vienna, dove studia violoncello, viola e pianoforte. Poi la ribellione, la depressione, e, nel 1967, il suo primo libro di poesie.




Femminista, si iscrive al Partito Comunista Austriaco dal 1974. Nello stesso anno sposa Gottfried Hüngsberg, informatico di Monaco di Baviera, compositore della musica per i film di Fassbinder. Dopo il matrimonio la Jelinek vive alternativamente a Vienna e Monaco, ma l’unione termina con il divorzio dopo breve tempo. Elfriede è scrittrice politica, nell’accezione più ampia del termine, e nelle sue opere è sempre rintracciabile un impegno civile dolorosamente rabbioso. Il metodo narrativo con il quale Elfriede Jelinek procede è assolutamente inconfondibile: la scrittrice austriaca getta nella mischia personaggi tristi, malsani, disturbati e disturbanti, e mentre essi agiscono (o meglio subiscono gli eventi, vi si gettano come in un ineluttabile sacrificio, con lo sguardo intorpidito della bestia al macello) infarcisce le pagine di lapidarie sentenze sui temi via via affrontati, di osservazioni e valutazioni “dall’esterno”, di digressioni filosofiche, di sfoghi rabbiosi. Nella sua scrittura fiction e pamphlet si serrano come le mascelle di un coccodrillo. Le vicende si percepiscono (più che comprendersi chiaramente, sovente) dal contorno che la Jelinek ne traccia bombardandole di parole. La miscela tra il detto, il non detto, il solo pensato è suggestiva, e le idee provocatorie, forse sgradevoli, comunque politically uncorrect della scrittrice austriaca, esposte con cipiglio sgarbato e amara aggressività, fanno il resto.

Negli anni Settanta Jelinek produce principalmente radiodrammi; all’inizio degli anni Ottanta esce il radiodramma Gli esclusi, subito trasposto in romanzo per il grande successo ottenuto in Austria e portato sul grande schermo da Paulus Manker. L’opera ha come sfondo un caso di omicidio realmente accaduto a Vienna poco prima del Natale del 1965, commentato con abbondanza di dettagli dai media in occasione del verdetto finale il 10 maggio 1966. e però nel 1983 con la pubblicazione dello spaventoso capolavoro La pianista che la scrittrice austriaca ottiene il riconoscimento internazionale. Da questo romanzo, il suo più riuscito, più autobiografico e più venduto, nel 2001 è stato tratto un film da Michael Haneke con Isabelle Huppert, Annie Girardot e Benoît Magimel nei ruoli principali. La pellicola ha ricevuto tre premi al 54° Festival di Cannes 2001. Travolta dalle polemiche in patria per le sue opere teatrali e letterarie (è del 1988 il suo romanzo praticamente pornografico La voglia, che scatena un vespaio) ma soprattutto per i suoi interventi pubblici su temi sociali e politici, la Jelinek si chiude sempre più in se stessa.

Elfriede Jelinek nel 2004 riceve il premio Nobel per la Letteratura: nella motivazione dell’Accademia Nobel si legge tra l’altro: “(…) il flusso melodico di voci e controvoci in romanzi e testi teatrali, che con estremo gusto linguistico rivelano l'assurdità dei cliché sociali e il loro potere (...) I suoi scritti affondano le loro radici nella lunga tradizione austriaca, caratterizzata dalla lingua sofisticata e dalla critica di stampo sociale. Tra i modelli di Jelinek scrittori come Johann Nepomuk Nestroy, Karl Kraus, Odon von Horvath, Elias Canetti, Thomas Bernhard e il Gruppo di Vienna”. Ma la migliore definizione dello stile letterario che il lettore deciso ad affrontare l’opera della Jelinek deve affrontare è proprio quella che ne dà lei stessa in una recente intervista: “Per me la letteratura probabilmente è il contrario della parola detta, del “dire” (reden). Letteratura è “parlare” (sprechen). (...) Parlare è il contrario di dire, discorrere. Si realizza (almeno nel mio caso) in uno spazio completamente diverso da quello del linguaggio quotidiano”.

I LIBRI DI ELFRIEDE JELINEK



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