Gli strumenti umani

La via si distende, tutta case, “tra due golfi di clamore”, e da uno squarcio vi penetrano il sole primaverile e il chiasso dei monelli. Oltre la via si rabbuia, si fa cenere e fumo, e i volti diventano sempre più indefinibili… Quanti anni, mesi e stagioni in una sola notte! Voldomino, volto di Dio, ho scelto un volto brullo per specchiarmi nel risveglio del mondo… “La carrucola nel pozzo, / la spola della teleferica nei boschi,/ i minimi atti, i poveri/ strumenti umani avvinti alla catena/ della necessità”. Ma perché quelle piante turbate mi inteneriscono?... un giorno perdoneranno, quando spariremo. Quello che non ci perdoneranno è la distorsione del tempo, “il corso della vita deviato su false piste/ l’emorragia dei giorni”… Gli spenti oggetti di un ricordo: berretto, pipa e bastone. Furono però animati quando li indossava il girovago Saba, che girava “ramingo in un’Italia di macerie e polvere”… Perché si scrivono versi? Per scrollarsi di dosso un peso, ma ve ne sarà sempre uno, e nessun verso sarà mai abbastanza per scordarsi dei mali dell’esistenza…

Gli strumenti umani è la terza raccolta poetica di Vittorio Sereni, una delle voci più apprezzate e riconoscibili del panorama lirico novecentesco del nostro Paese. La prima pubblicazione si ebbe nel 1965, e ora ritorna sugli scaffali in una nuova edizione de Il Saggiatore curata dall’italianista Chiara Fenoglio, che nella lunga introduzione si sofferma sulle informazioni salienti per presentare l’autore. Le sezioni in cui l’opera è divisa sono Uno sguardo di rimando , Una visita in fabbrica , Appuntamento a ora insolita , Il centro abitato e infine Apparizioni o incontri . Nelle poesie qui raccolte, l’autore fa una sorta di confessione che porta a galla i turbamenti derivanti dal dopoguerra, considerando anche che Sereni fu prigioniero nei campi di prigionia dell'Algeria e del Marocco. Come ebbe modo di dire il critico Guido Piovene “la dimensione storica e quella esistenziale si incrociano in Sereni, si rimandano l’una all’altra”, con una sorta di gioco di specchi nel quale si prova a fondere l’esperienza del singolo col suo carico esistenziale e le istanze collettive. Quindi le tematiche affrontate sono il passato, con cui si devono tagliare i ponti, la corruzione, lo sconforto per la guerra e il mancato contributo alla causa della Resistenza, l’amarezza e il tentativo di recuperare una memoria condivisa che faccia da testimonianza.



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