Donnità

Donnità
Autore: 
Genere: 
Editore: 
Articolo di: 

Storie di donne. Donne che si amano: “Può accadere/che in un giorno/ d’estate/ ti venga incontro/ vestita solo d’erba/ la donna/ che aspettavi da una vita…” o “…e se ti metti l’abito/ di tulle con le rose/ io cercherò la fantastica/ balera/ che spesso viene/ nei miei sogni/ e ballerò con te”. Donne che, per la loro stessa “condizione” biologica, per loro stessa natura, sono depauperate di dignità, di libertà e costrette a scrivere “Invece, indossati i mantelli di capra e di gesso/ coperto il volto con maschere/ siamo tornate al nostro girotondo”, perché umiliate e vessate da coloro i quali vengono definiti “Mangiatori di simboli” in una sezione della raccolta, figli maschi di un Dio che li ha creati a sua immagine e somiglianza (“un dio/ che non ha patria/ neppure all’inferno”) e di cui sono portatori insani dell’addomesticamento della donna e del potere patriarcale su di lei. La poeta, che si definisce “maldestra, perché non scrivo rime/ per addomesticare il cuore”, lei, che vive una doppia discriminazione, per essere donna e lesbica, ha però fiducia che “…la luce…ci salverà/ vi salverà/ ci salveremo. Anche se siamo impreparate/ e i mantelli che portiamo/ sono di foggia antica”. Questa fiducia è la benzina delle battaglie femministe, dei cortei che sfilano per le strade, della parola che si fa grido e rivendicazione. Passati ma mai dimenticati gli anni di queste lotte dure e delle grandi conquiste mentre nuove tragedie affiorano all’orizzonte: è il caso, eclatante e esemplificativo, delle migrazioni via mare, di cui si trova voce in Aisha: “Quanta pazienza ha il mare/ se giunto sulla riva/ una forza misteriosa lo rigetta altrove/ in acque nel frattempo/ diventate altre/ e quanta a contare/ i naufragi/ a coprire con spume/ bianchissime/ corpi neri come la pece”…

Edda Billi è alla sua seconda raccolta poetica. Nelle cinque sezioni che la compongono, fa dei suoi versi memoria e storia delle battaglie femministe che l’hanno vista protagonista e che ancora oggi la rendono testimone leggendaria. Femminista e lesbica, termini che non sono concettualmente derivati ma che diventano uniti nella lotta alla discriminazione che l’autrice ha subito negli anni come donna e come omosessuale: il padre la riempì di botte quando la sorprese con la sua amante e poco importa che fossero gli anni Quaranta, visto che ancora oggi assistiamo a repressioni simili (due ragazze picchiate nella metro a Londra, giugno 2019!). Billi è anche storica esponente della Casa Internazionale delle Donne di Roma, associazione e centro di incontro/ascolto e condivisione che l’amministrazione Raggi vuole chiudere, come a dire che è sempre complicato essere donna, in qualsiasi epoca storica ci si ritrovi. E quanto sia difficile e faticoso esserlo lo si legge, e non tanto tra le righe, nelle notevoli poesie raccolte in circa ottanta pagine: disposte a piena pagina, una dopo l’altra, tutte titolate, molte dedicate a donne (ve ne è anche una dedicata all’intellettuale femminista americana Adrienne Rich). La cifra di Billi è lirica (non liristica), musicale, le metafore naturalistiche sono estremamente efficaci e significative, perché suonano ancora l’eco di quando Dio era la Grande Madre, utero del mondo sopra la testa e sotto il cielo. Si dovesse dare un genere biologico ai libri, questo libro di cui è raccomandata la lettura, sarebbe sicuramente un libro femmina, anzi è un libro femmina, scritto nel linguaggio gabbia patriarcale in cui le donne sono rinchiuse da secoli (per dirla con Adriana Cavarero), dove non esiste un sostantivo generico che non sia al maschile, ma dove le donne sanno essere comunque una forza della natura (natura è femminile).



0

Pubblicità

 

Pubblicità

 

 

 
 
 
 

Potrebbero piacerti anche

Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER