Vittima innocente

Vivian segue le sedute dalla dottoressa Greene ormai da molto tempo. Ogni martedì si accomoda in quello studio sobrio, dall’arredamento scarno e accademico, aspetta che la dottoressa accenda la telecamera e parla della sua aggressione. La dottoressa è una brava psicologa, le ispira fiducia con quella semplicità nei modi e con lo stile informale nel vestire. Vivian, però, è stufa di continuare a rivivere l’incubo, la faglia che ha spaccato la sua vita in un prima e un dopo. Prima era solo un bel pomeriggio di primavera dalle parti di Belfast, fra un cielo limpido e soleggiato e un panorama fatto di prati dal verde iridescente. Per Vivian era solo l’inizio di una rilassante passeggiata, una sosta appagante dopo una lunga salita in cima alla collina appena fuori il centro abitato. Solo allora si è accorta dell’altro. Era poco più di una sagoma sbiadita che spuntava correndo dalla fine della salita, per quale motivo lo sconosciuto l’aveva seguita fin lassù? La mente di Vivian ormai non fa altro che ricordare la corsa, l’affanno, ma non la paura, il dolore. Da troppo tempo Vivian non sente più le emozioni...

Winnie M. Li non è una scrittrice esordiente. Eppure questa è la sua prima opera letteraria, oltre che il suo primo romanzo pubblicato. L’esordio di Winnie è avvenuto ben prima della stesura di questa storia, a Belfast, nel 2008, quando fu aggredita e stuprata da un quindicenne. Il romanzo, dunque, è un tentativo di sublimare un trauma reale. Certo, il lettore attento troverà una chiara avvertenza in cui vengono fissati determinati paletti: si tratta di un’opera di fantasia. Il trauma subito ha dato semplicemente lo spunto tematico, ma tutto il resto è pura fantasia e non è ascrivibile, se non in virtù del caso, a fatti realmente accaduti o a persone realmente esistite. Un po’ come la famosa frase a cui ormai non crede più nessuno: niente di personale. Tutto, lo sappiamo, è personale. Ogni singola cosa che facciamo, ogni piccolo gesto che compiamo, ogni sciocca frase che pronunciamo, ogni maledetta azione che perpetriamo. Certo, allora, che il romanzo di Winnie è reale. Non proprio nei fatti narrati, non proprio nei personaggi presentati, ma di certo nella forza delle angosce e degli incubi generati dalla violenza subita. Finzione nei particolari, solida realtà di sostanza. Li scompone i fatti, li sparpaglia qui e là fra le pagine come pezzi di una grande specchio rotto, in un crescendo dal ritmo ossessivo e sempre più incalzante. Come una scalata sempre più ripida, la trama si inerpica lungo un crinale, raggiunge il punto più alto nella scena centrale di tutta la storia per poi declinare vertiginosamente verso una conclusione monca. Il finale, infatti, non è la soluzione ma solo un nuovo, faticoso e instabile, equilibrio in cui le parti tentano di coesistere senza far precipitare il loro personale universo. Sì, perché in questo romanzo non troverete personaggi nel senso classico del termine. Troverete punti di vista, universi paralleli che nella loro diversità e distanza finiranno per intrecciarsi prima per poi implodere l’uno sull’altro. La vittima da un lato, l’aggressore dall’altro. Universi sconvolti e impazziti a causa di un unico tragico evento.



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