Velia, amorevole estetista delle salme

Velia, amorevole estetista delle salme

In una mattina come tante di luglio, la città sembra ancora addormentata. Sono le sei circa e Velia pedala veloce verso l’ospedale per un’altra giornata di lavoro. La pista ciclabile, nonostante sia stata inaugurata da poco, si presenta già ostica a causa delle radici degli alberi che sollevano il manto stradale e costringono Velia a rallentare a più riprese, innervosendola. Quando arriva a fiancheggiare il bosco di faggi nei pressi del cimitero, Velia pensa che presto quegli alberi verranno forzatamente abbattuti, per allargare il camposanto che dovrà accogliere i defunti, sempre più numerosi in una città in continua espansione. Velia con i morti ha a che fare tutti i giorni, e proprio per questo ogni mattina cerca di mantenere un atteggiamento sereno, per arrivare al suo lavoro senza pensieri: la sua mansione, infatti, è quella di truccare e vestire gli estinti prima dell’ultimo saluto. Un lavoro non semplice, che le richiede grande concentrazione e che Velia affronta con precisione e senso di responsabilità. Eppure oggi qualcosa non va. Si rende conto di essere in ritardo, ed invece di affrettarsi a indossare camice e a fare il consueto resoconto di tutti i suoi strumenti di lavoro, indugia nel fumarsi una sigaretta alla finestra, studiando le persone all’esterno delle camere mortuarie e dell’obitorio, persone disperate o rassegnate, in attesa di vedere per pochi secondi ancora, e poi mai più, i loro cari...

La professione della protagonista di questo romanzo d’esordio è davvero curiosa e, probabilmente, poco conosciuta: si parla, infatti, della tanatoestetica, ovvero del trattamento estetico rivolto ai morti. È un servizio di norma previsto dall’ospedale o dai servizi funebri che consiste non solo nel vestire il corpo, ma anche nel cercare di rendere l’espressione e il volto degli estinti il meno possibile sofferenti, per dare sollievo a chi deve e vuole vedere un’ultima volta il proprio caro. La protagonista, ammettiamolo, non si rende granché simpatica: il fatto che attiri con fischi e ammiccamenti tutte le persone che incontra da quando esce di casa fino a quando arriva al lavoro, che si definisca bellissima guardandosi allo specchio e vada in crisi per una macchietta sulla camicetta perché non deve apparire sciatta, sono tutti elementi che fanno insorgere nel lettore una punta di antipatia per Velia (che scema poi, fortunatamente, nel corso della lettura). Il romanzo sembra dividersi in sezioni: una prima parte più descrittiva e realistica, una seconda che utilizza uno stile onirico e ombroso, una terza di conclusione e svelamento. Indubbiamente Roberta Bobbi ha abilità nella scrittura, andrebbe a mio parere migliorata la fluidità, alleggerendo il testo: si ha come l’impressione di percepire lo sforzo dell'autrice nell’atto dello scrivere – elemento che accomuna diversi romanzi d’esordio – e questo non permette al lettore di godersi appieno la storia, inconsueta e, a tratti, visionaria.



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