Va’ dove ti porta il cuore

Va’ dove ti porta il cuore

Opicina, 16 novembre 1992. Olga vaga inquieta per casa accompagnata dal vecchio e fedele cane Buck. Sono trascorsi due mesi ormai da quando la amata nipote se n’è andata per un viaggio studio in America e sono due mesi che, se si esclude una cartolina dal testo stringato e asettico, non ha più sue notizie. Osserva sconsolata la rosa che insieme alla nipote ha piantato tanti anni fa – proprio come quella de Il piccolo principe – e della quale la bambina si sarebbe dovuta occupare (“Ne voglio una che sia mia soltanto, voglio curarla, farla diventare grande”). Buck era arrivato come scelta alternativa all’evidente impossibilità di adottare una volpe; ci erano voluti giorni e giorni di visite al canile municipale per individuare il cucciolo giusto. E poi lì, in un angolo della zona destinata ai cani ancora in convalescenza, la bambina aveva scorto quello strano “botolo dalla testa di lupo, le orecchie morbide e slanciate quanto quelle di un bassotto, la coda spumeggiante di un volpino e il manto nero e focato di un dobermann”; e aveva scelto proprio lui, quel cane così strambo e con una gambetta posteriore praticamente inutilizzabile. Adesso Buck accompagna i passi stanchi di Olga; mentre lei scrive, lui sospira e avvicina delicatamente la punta del naso alla gamba dell’anziana padrona. Olga scrive, una lunga lettera sotto forma di diario alla quale affida i suoi ricordi, i suoi sentimenti, ma soprattutto qualche rimpianto, in realtà più di quanti ne possa ormai sopportare. Scrive, nella speranza che quando non ci sarà più la nipote potrà avere qualche risposta alle sue tante inquietudini, qualcosa che la faccia sentire più vicina alla nonna...

Scritto da una Susanna Tamaro appena trentenne, Va’ dove ti porta il cuore ‒ un clamoroso caso editoriale, con milioni di copie vendute, ristampe e primo posto in classifica per settimane – è la lunga storia di una esistenza trascorsa tra sentimenti celati e parole non dette. È la storia di Olga, spirito inquieto e donna straordinariamente intelligente appartenente ad una famiglia borghese triestina di origine ebraica. I genitori, rigidi e conservatori, le impediscono di continuare gli studi dopo aver terminato il liceo classico e insistono affinché percorra quello che, a loro modo di vedere, è il naturale iter di una ragazza borghese: il matrimonio ed una famiglia numerosa. Ed è così che Olga quasi trentenne accetta il corteggiamento di Augusto, un vedovo abruzzese più vecchio di lei, e si ritrova invischiata in un matrimonio infelice, nell’incapacità di trovare amicizie sincere e nella difficoltà di convivere con regole sociali che stridono terribilmente con la sua indole libera ed indipendente. E poi – in un turbinare di eventi ‒ l’amore vero, conosciuto improvvisamente ed altrettanto improvvisamente perduto e una figlia illegittima cresciuta assieme all’ignaro Augusto e morta troppo giovane lasciandole in eredità una nipotina da crescere. Una vita di solitudine, quella di Olga, di rimpianti, di atti mancati. È forse per questo motivo che, negli ultimi mesi della sua vita, affida alla carta tutte quelle parole che non è mai stata in grado di dire, come ultimo atto d’amore nei confronti della nipote e forse anche come dimostrazione di quel coraggio che per lungo tempo le è mancato. Il racconto procede come un flusso di ricordi che affiorano alla mente dell’anziana, in un alternarsi di flashback e senza seguire un ordine cronologico definito, con uno stile semplice ed un ricorso frequente alle similitudini. Non si cada però nell’errore di considerare Va’ dove ti porta il cuore un romanzo sentimentale (all’epoca della pubblicazione la Tamaro ricevette anche feroci critiche da chi definì il libro “(…) un romanzetto scritto da una signorina per signorine”). È piuttosto un invito a guardare dentro se stessi, a lottare per le proprie idee, a crescere saldi come un albero con radici e chioma di egual misura (“devi stare nelle cose e starci sopra, solo così potrai offrire ombra e riparo, solo così alla stagione giusta potrai coprirti di fiori e di frutti”), a non dimenticare che il nostro cuore è come la Terra: “metà illuminata dal sole e metà in ombra”. Nel 1996 è uscita nelle sale la trasposizione cinematografica diretta da Cristina Comencini ed interpretata da Virna Lisi (Olga), Margherita Buy (Olga da giovane) e Massimo Ghini (Augusto) che è valso a Virna Lisi: il David di Donatello come migliore attrice protagonista nel 1996, il Globo d’oro e il Nastro d’argento nel 1997 sempre come migliore attrice protagonista.



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