Specie immortale

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Howard Lester è poco più che un ragazzino quando incontra l’uomo che cambierà per sempre la sua vita e la percezione stessa dell’universo. Sir Alastair Lyell è quasi un padre per Howard: ama la musica ed ha uno spiccato talento per la matematica e le scienze, proprio come Howard. Ben presto, il ragazzo si accorge di passare molto più tempo con il vecchio scienziato che con la sua stessa famiglia. Si affinano i suoi interessi per lo studio delle cause di morte e l’origine della longevità, ma la svolta decisiva avviene solo diversi anni dopo, con la morte del vecchio Alastair. Howard è affranto, va a trovare la famiglia del suo mentore ed entra in contatto con altre persone molto più ossessionate di lui dallo studio della longevità. Howard indaga sempre più a fondo il fenomeno, si addentra nello studio delle capacità mentali di un individuo, esplora le modalità per andare oltre i limiti della mente umana. Insieme a un collega ricercatore, Harry Littleway, effettua una serie di esperimenti che lo portano forse troppo in là: scopre l’esistenza degli Anziani e della loro pericolosità...

Colin Wilson è sempre stata una figura molto particolare nel campo della narrativa fantastica d’oltremanica. Originario di Leicester (città capoluogo del Leicestershire, nella regione inglese delle Midlands Orientali), il giovane Colin lasciò gli studi a soli sedici anni per diventare un semplice operaio. Questo non gli impedì pochi anni dopo, appena ventiquattrenne, di pubblicare un saggio di notevole successo sul ruolo degli outsider nella cultura e nel pensiero contemporaneo (L’outsider, del 1956, uscito in Italia nel 2017 per i tipi di Atlantide). Il giovane Wilson divenne presto noto come importante saggista e filosofo contemporaneo contribuendo non poco a diffondere le opere e il pensiero di personaggi quali Sartre, Hemingway, Hesse. Il suo approdo alla letteratura di Fantascienza fu abbastanza inatteso, avvenne solo nel 1961 con una serie di racconti. La sua opera più conosciuta è, invece, del 1976: I vampiri dello spazio, da cui fu tratto un film nel 1985. Nel presente romanzo, Wilson dimostra ancora una volta di considerare la narrativa esclusivamente come un mezzo per esporre e illustrare il suo pensiero. La trama, in effetti, risulta alquanto tenue e priva di veri e propri colpi di scena. Lo stesso si potrebbe affermare anche dei personaggi, non pienamente caratterizzati e volutamente abbozzati a uno stato abbastanza superficiale. Wilson è, invece, molto puntuale nel citare testi antichi, studi scientifici reali, perfino canzoni e pensatori esistenzialisti a lui contemporanei. Se ne ricava l’impressione che, più che un romanzo, il lettore abbia davanti un studio filosofico sul problema della longevità e sui limiti conoscitivi della mente. Più che far agire i suoi personaggi, Wilson argomenta, espone una sua tesi, cerca di dimostrarne la validità attraverso la narrazione in forma di diario personale del protagonista. H. P. Lovecraft è un riferimento chiaro, ma il testo risulta ostico per un lettore medio, esaltante per chi sa apprezzare la forza delle idee.



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