Scorrete lacrime, disse il poliziotto

Fine riprese di una trasmissione: il Jason Taverner Show si conclude, insolitamente, trenta secondi prima e la sua star assoluta, Jason Taverner, chiede ai tecnici a cosa sia dovuto quell’ammanco di mezzo minuto, consapevole però che il programma sia andato bene lo stesso, con quel suo bacino di utenza di trenta milioni di persone. Jason Taverner lo sa, e conscio del suo successo e del suo fascino va verso casa, incontrando Heather per prendere insieme l’aerauto: la donna è l’ospite d’onore del suo programma, nonché la sua compagna. Iniziano a parlare, lasciando intuire che vivono in una società futuribile, dove esistono gli Ordinari e i Sei, che loro stessi fanno parte dei Sei, e che forse questi Sei non sono più davvero sei. L’uomo viene quindi raggiunto da una telefonata: è Marilyn Mason, cantante senza alcun talento e sua amante: “Voglio solo parlarti per cinque secondi. Ho qualcosa di molto importante da dirti”, sussurra la ragazza mentre lui pensa subito all’eventualità che lei sia rimasta incinta. Ma tra i legittimi sospetti di Heather, che liquida tutto con un acido “Non stare via troppo o altrimenti giuro che decollo senza di te” e le sue paure su cosa la donna abbia da dirgli, Jason si reca all’appuntamento appena preso. Una volta lì, capisce subito che la cantante è fuori di sé: e mentre lo showman cerca di capire cosa ci sia da dire, Marilyn tira fuori dalla borsa Callisto, una specie di massa gelatinosa, che lo avviluppa con i suoi cinquanta tubi di suzione. “Mi hai fottuto, piccola barbona fottuta”, ha tempo di dire prima di perdere i sensi. Si risveglia in una lurida camera d’albergo accorgendosi che tutto il mondo ha come perso memoria di lui: i suoi amici, i suoi colleghi, persino ogni banca dati…

Scorrete lacrime, disse il poliziotto – pubblicato per la prima volta nel 1974 – è uno dei romanzi più lividi ed allo stesso tempo esemplari del genio di Dick: una storia disperata e angosciata che presenta i molteplici piani di lettura tipici dello scrittore di Chicago, sempre intensa, sempre caratterizzata da quella valenza di delirio onirico che mette in dubbio tutto, fino al tessuto stesso della realtà, del proprio vissuto e del proprio io. Lo stile di Dick è ormai di padronanza assoluta di tutti i media, quando dalla fine degli Ottanta in poi buona parte del cinema di fantascienza ha fatto proprie le sue ispirazioni e suggestioni: oggi non soltanto le sue storie, ma anche e soprattutto la sua filosofia, le sue intuizioni, le sue visioni del mondo intridono profondamente il tessuto culturale e sociale che viviamo e di cui ci nutriamo. Slegato dalla critica moderna dal suo ruolo “solo” di autore di fantascienza (ma si sa, l’orrore e la fantascienza sono i due generi attraverso i quali l’arte sa esprimersi meglio e parlare del presente), oggi Dick è giustamente considerato uno degli autori fondamentali della letteratura -post-moderna, precursore della corrente artistico letteraria dell’avantpop. Scorrete lacrime, disse il poliziotto è, come si diceva sopra, esemplificativo del suo stile: atmosfera leggermente cyberpunk che si fonde con i molteplici professi manipolativi del tessuto sociale da parte delle strutture di potere, fino al principio massimo della simulazione e dissimulazione della realtà correlata alla concezione di “vero” e “falso”: il tutto sovrastato da una assillante indagine nei confronti di un misticismo divino sui generis.



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