Sciamenesciá

Sciamenesciá

Sognava l’America Annamaria, e mentre si accarezzava il ventre gonfio, a fine giornata su divano, sullo schermo della televisione apparve in sovraimpressione il nome di James Dean, se lo guardò bene e si chiese se a suo figlio quel nome sarebbe piaciuto. Poi glielo ha raccontato che quando è nato soffiava “tanto vento, un vento assurdo, una tramontana mai vista”. Dove è nato James è un posto in cui “la bellezza sta nelle rughe del paesaggio” e serve la tramontana “per svelare il nuovo”. Quindi, nascere mentre soffia questo vento, da queste parti, è la maniera migliore per cominciare la propria storia. “Peccato che il dopo, invece, è stata una sequenza di venti avversi, giri persi, mezzi sorsi, pieni morsi”… El Paiso è un “posto a sud di tutto”, tra Murgia e Salento, tra Jonio e Adriatico. Qui la terra è rossa, le campagne sono distese di vigneti, il vento e la pioggia sono una novità in un posto dove sembra non accadere mai nulla; “il sole no, è sempre al massimo, qui non splende. Brucia”. Mentre mastichi finocchio selvatico ci si può godere lo spettacolo delle cripte sul ciglio delle lame, magnifiche “montagne rovesciate dove la vetta sta in basso a tutto, a tanti e tanti metri di profondità”; poi si ammirano gli ulivi d’argento che danzano la pizzica spinti dal vento. Ma da queste parti la bellezza paga da sempre un dazio al gigante che ha dato dignità, sicurezza economica, possibilità di farsi una famiglia. “Il sole feroce rende ciechi e nessuno vuole vederlo il problema inquinamento, la gente che muore crepa si ammala di brutto col siderurgico”… Mauro, per tutti Laúro, “capelli senza senso, vestiario senza senso, no colori solo nero, pure il gilet con frange che mette tutto l’anno, total black”, occhi azzurri pelle chiara, “ viso asciugato dalla fame”, beve brandy al Bar Sacramento, nella piazza, non farebbe male a una mosca e si sballa, “erba, Maria, qualche pista qua e là”. Laúro si porta dietro un rimpianto, quelle parole che avrebbe voluto dire a suo padre e che non ha mai avuto il coraggio di dirgli. Ogni volta che lo nomina piange, perché “sente il bisogno di spiegare l’assenza del padre, di superare le contraddizione della morte”. Suo padre era il professore Cosimo Piergianni e James se li ricorda ancora i miti che raccontava in classe, “una realtà antichissima, primigenia, ma eternamente presente che si rinnova dalla notte dei tempi da uomo in uomo, di voce in voce, per sfamare il nostro bulimico bisogno di religione spiritualità moralità”. “Il mito, qualunque esso sia, è qualcosa di sacro che rompe il tempo”, perché ci possa essere sempre un modello da seguire, una strada da percorrere. James glielo dice chiaro a Laúro quello che da quei racconti di suo padre ha imparato: “Senza il mito saremmo fottuti”…

Carlos Solito – fotografo, giornalista, regista, autore di libri di narrativa, fotografici e guide pubblicati in Italia e all’estero, e di diversi reportage – è nato a Grottaglie, in Puglia, e da giovanissimo ha cominciato a girare il mondo per poi raccontarlo su quotidiani e magazine vari, oltre che sul suo blog, soprattutto attraverso le sue fotografie. Sciamenesciá è considerato un romanzo o, più correttamente, “un trittico narrativo”, ma in realtà appare piuttosto come una bella antologia di racconti brevi caratterizzati soprattutto dalla nitidezza dello sguardo attento dell’autore, proprio come fossero istantanee. Colpiscono il lettore e gli restano impresse nello sguardo, come li avesse visti davvero, le chianche bianche e dure, il sole implacabile che pare davvero quello di un deserto americano, le case imbiancate dal latte di calce, le torri saracene, le masserie, i meravigliosi muretti a secco che qui uniscono i paesi invece di dividerli. I luoghi sono un tutt’uno con la gente. Protagonisti, infatti, sono ragazzi (o più spesso ex ragazzi) di paese, alcuni rimasti nell’immaginario paese di El Paiso – qualcosa a metà tra una voce dialettale e il nome di una città messicana, luogo di finzione ma simbolo di tanti paesi del sud della Puglia, come una summa delle caratteristiche di questi microcosmi unici e, a loro modo, straordinari –, altri alla ricerca di una via di uscita lontano, a nord, eppure periodicamente (in estate soprattutto), attirati come falene dalla luce accecante del sole che qui brilla e brucia come in nessun altro luogo. Ha detto Solito: “Le storie del libro sono tutte diverse e nate dalla fantasia, ma ispirate da luoghi che esistono davvero. Ho immaginato di dar voce ai personaggi incontrati lungo un cammino tra le strade salentine, piazze assolate, silenzi: quei luoghi che un turista troverebbe se deragliasse dai classici percorsi”. “Sciamenesciá” è una esortazione dialettale e significa qualcosa come “andiamo” “sbrighiamoci”; in queste storie - che alla fine sembrano creare un quadro unitario – suona come un invito a non arrendersi, a non rinunciare ai sogni mai, ad andare, andare sempre, in questo caso lungo una storia che è tante storie, una specie di tour a tappe attraverso una terra bellissima e quasi primitiva, praticamente sconosciuta ai turisti che ormai ogni anno affollano il Salento, spesso seguendo una moda, magari nei villaggi turistici o accalcandosi in spiagge o città à la page come la povera Gallipoli. È terra di controra, di quel tempo sospeso che esiste soltanto al sud, dettato dallo scirocco e scandito dal sole che ottunde i sensi e pure stranamente li acuisce. Una terra che non sempre è dolce e anzi conosce spesso sfumature aspre. Le descrizioni di Solito hanno lo sguardo dell’innamorato, e anche delle asprezze sa dire con poesia ma anche ironia, amarezza, e poi freschezza e tenerezza. I toni, ad esempio, si fanno amari quando l’autore parla dell’Ilva, ricchezza e croce mortale di una terra che ospita un mostro incombente su tutto e tutti. Scorrevole, leggera nonostante i dettagli dei paesaggi, dei colori dei sapori, del mare che nulla ha da invidiare ai Caraibi, la narrazione si avvale di un linguaggio adeguato al parlato dei personaggi, spesso vicino al dialetto, la punteggiatura non è imbrigliata da troppi legacci. “Solo quando si ama profondamente qualcosa la si può raccontare con passione, proprio come ha fatto Carlos Solito in queste pagine”, ha detto Luciano De Crescenzo, perché si può girare il mondo ma lo sguardo più dolce è sempre rivolto ai luoghi nei quali si è nati e cresciuti. Un libro destinato a chiunque ami la narrativa beat, a chi adora viaggiare perché, come è stato giustamente osservato, si può leggere anche come un prezioso itinerario da percorrere per conoscere davvero l’anima della Puglia, e naturalmente a chiunque abbia nel cuore questa nostra terra meravigliosa.



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