Ruta Tannenbaum

Ruta Tannenbaum

Ivka percepisce che qualcosa si sta avvicinando, che un pericolo oscuro incombe su di loro. Suo padre Abraham vorrebbe andar via, è disposto a pagare a tutti e quattro un biglietto di solo andata per l’America, ma né lei né suo marito sono d’accordo. Hitler, in Germania, ha iniziato a togliere agli ebrei il loro lavoro, le loro case, la loro dignità; ma questo avviene in un Paese lontano, non a Zagabria. E poi Ruta è ormai diventata una stella riconosciuta del teatro croato e alle persone famose, si sa, le cose brutte non accadono. O magari accadono, ma più di rado. Ma nonostante questi pensieri, Ivka ha tirato lo stesso un sospiro di sollievo quando Ruta è rientrata dalla tournée a Vienna. Ruta ha gli stessi occhi di sua madre: grandi e profondi, così profondi che è impossibile guardarli senza sentirsi leggermente a disagio. È stato grazie a quegli occhi se il grande registra Branko Mikoci l’ha scelta per il suo spettacolo. È stata Amalija, la vicina di casa cristiana dei Tannenbaum, a portare Ruta in teatro; Ivka odia Amalija, di quell’odio che solo una madre che è stata sostituita nel cuore di sua figlia può provare. Amaljia, invece, ama così profondamente Ruta che quella bambina dagli occhi così profondi ha preso il posto di Antun, suo figlio. Che la prendessero pure per pazza, lei ama quella bambina ebrea e l’amerà finché vivrà...

Vincitore del premio Meša Selimović come miglior romanzo in lingua croata e bosniaca, Ruta Tannenbaum narra la vicenda di Lea Deutsch, giovanissima stella del teatro croato, che morì su un treno diretto ad Auschwitz. Non una biografia ma, come sottolinea Jergović, “i Tennenbaum sono personaggi inventati ma vivono in un luogo e in un tempo che è stato concreto. Solo questi, tempo e spazio, non sono inventati”. E se la vicenda di Ruta si svolge negli stessi luoghi in cui visse Lea prima di essere deportata, piccoli particolari cambiano, come il numero civico delle abitazioni: all’11 Ruta, “poco più in là” l’abitazione di Lea. Tutti gli elementi reali della storia inseriti nel romanzo, sono un piccolo segno di rispetto verso la famiglia Deutsch e verso coloro che ne conservano ancora la memoria. Un eccezionale romanzo introspettivo, nel quale la città di Zagabria fa da cooprotagonista: come per i grandi romanzi russi dell’800, minuziose sono le descrizioni dei paesaggi che i personaggi vedono e i loro stati d’animo. I protagonisti parlano moltissimo ma raramente dialogano tra loro e costante è lo scambio del piano delle realtà con quello della finzione. Un romanzo che vuole omaggiare il rispettoso silenzio sulla vera storia di Lea, una piccola pietra sulla soglia di casa Deutsch, visto che un’altra tomba non le è stata concessa.



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