Ricordi del futuro

Ricordi del futuro
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Siri arriva a Manhattan nel 1978 con il desiderio di scrivere il suo primo romanzo. Ha vinto una borsa di studio per un Dottorato in Letterature comparate presso la Columbia University ma si è presa un anno di pausa per cercare di dar vita all’eroe del romanzo che ha in testa. Ha preso in affitto un lugubre e piccolissimo appartamento che però riesce a rendere gradevole con frasi che appiccica con lo scotch sulle pareti e la sua fantasia illuminata da un’idea. Ha ventitré anni, in tasca una laurea in Filosofia e Inglese, cinquecento dollari in banca, la sua macchina da scrivere Smith Corona, una cassetta per gli attrezzi, alcuni utensili da cucina e sei scatole di libri. Inizia a studiare i luoghi, le persone, gli odori di questa New York sempre sognata. Incontra persone particolari, a cominciare dalla sua vicina di casa Lucy, che l’assilla tutte le notti con parole apparentemente senza senso che ripete all’infinito che però diventerà anch’ella determinante nella sua formazione letteraria e di vita. Tiene un diario i cui fogli cominciano con “Mia cara pagina” che ritrova nel suo presente a ormai sessant’anni suonati in una scatola in casa della madre, da cui trae molte informazioni per capire chi è diventata, partendo dalla se stessa di allora. “Non sto scrivendo solo per raccontare, sto scrivendo per scoprire”: ed è così che mentre la Siri ventitreenne (Minnesota il suo soprannome) scrive il suo manoscritto, assistiamo ai suoi incontri a volte molto pericolosi, altre volte strampalati e ci facciamo amicizia. A mano a mano che i ricordi si liberano anche i fatti acquistano un significato diverso…

Un libro molto ambizioso che mescola ricordi, vita reale e vita immaginaria intanto che Minnesota impara a vivere e a scrivere il suo romanzo. La Hustvedt parla direttamente al lettore e lo trasporta nei suoi ricordi: “Ho sempre pensato che la memoria e l’immaginazione siano un’unica facoltà”. È un ritratto dell’artista che è diventata, anche grazie a quelle esperienze, al suo impegno nello studio e alla volontà di credere di poter diventare una scrittrice. Arricchito di bei disegni che aggiungono simpatia alla storia, questo libro è insieme romanzo, memoir, saggio: “La scrittura come lutto, la scrittura come malattia, la scrittura come esorcismo, la scrittura come vendetta”. Descriverla solo come la moglie scrittrice di Paul Auster, forse più conosciuto rispetto a lei, è davvero riduttivo. Siri ha una potenza letteraria che appartiene solo a lei che la fa altrettanto grande e in questo romanzo, lì dove si trasforma da diario a riflessione si possono incontrare temi attualissimi che riguardano, per esempio, la brutta abitudine paternalistica da parte degli uomini, e non solo, di sminuire le ambizioni e i traguardi delle donne. Nel 2012 la Hustvedt ha vinto l’International Gabarron Prize per il Pensiero e le Scienze Umane. Il “Guardian” ha scritto di lei: “Siri Hustvedt sovrappone un “io” immaginario al suo “io” reale: osservati l’uno e l’altro in controluce svelano verità inaspettate”.



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