Racconti bizzarri

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Al Bois di Boulogne, Parigi, è una bella giornata autunnale; non vi è un filo di vento e il sole pomeridiano è ancora caldo, il che rende tutto perfetto per un duello tra due amici. Con i testimoni al seguito, Gabriel guarda di sottecchi Bernard mentre si procede per trovare il luogo adatto per regolare i conti; sono amici da tempo e non vuole certo ammazzarlo, ne vuole farsi ammazzare. Ma come si fa? Ormai l’offesa (fatta da chi? Per cosa?) c’è come pure le pistole cariche nelle borse... Gervais ama Hélèn più della sua vita. Sono cresciuti insieme e sono stati felici, fino a quando non sono stati aggrediti da un lupo e la loro infanzia è finita bruscamente. È dalla aggressione che Gervais guarda Hélèn “seriamente, come un uomo”, si affanna per renderla felice e compiere tutte le mansioni e quei piccoli e grandi capricci che lei continua a reclamare e che si ostina a non vederne gli sforzi del giovane o meglio, continua a fingere di non vederli… Mademoiselle de Sombreuil corre a perdifiato verso il carcere di Abbaye: il massacro dei prigionieri è iniziato all’alba e continuerà fino a quando nessuno sarà rimasto vivo. Al grido di “Alla forca!” si viene sgozzati e decapitati, senza processo e senza pietà ma bisogna pur tentare di salvare il vecchio padre, reo solo di esser stato governatore dell’Hotels des Ivalides nel periodo sbagliato…

A guardare una sua foto, non si direbbe che Jules Janin sia stato uno dei critici e letterati francesi più influenti del “Romanticismo frenetico”, movimento sviluppatosi in Francia a inizio Ottocento, quanto piuttosto un nobile come tanti altri. A discapito della sua figura non ancora conosciuta – soprattutto al grande pubblico italiano – Janin fu quella penna che influenzò, nel bene e nel male, grandi scrittori di quell’epoca come Fedor Dostoevskij, Emile Zola e Charles Baudelaire. Quest’ultimo, in particolare, rese nota la sua profonda ammirazione verso Janin dopo aver letto il suo romanzo più noto, L’asino morto, in cui il gusto per l’orrore e il grottesco e le situazioni paradossali la fanno da padrone. Nonostante il romanzo ebbe un enorme successo, il genere prediletto da Janin rimase il racconto breve la cui ispirazione – come scrive egli stesso nella prima edizione dei Contes Fantastiques – la deve al novelliere tedesco E.T.A. Hoffman. Questo Racconti bizzarri è una raccolta di 8 storie brevi nelle quali l’elemento “bizzarro” è caratterizzato non tanto da un elemento irrazionale, quanto piuttosto da un caleidoscopio di personaggi, situazioni e generi che compaiono senza un ordine se non quello dettato dalla casualità. Alcune tematiche ritornano, come l’orrore e la misoginia, già presenti ne L’asino morto e ritrovati ne La storia di Gervais e I cannibali. In quest’ultima novella, Janin recupera anche il genere storico — da lui prediletto — scegliendo di narrare dell’orrore post rivoluzionario che insanguinò la Francia di fine ‘700. Una scrittura pulita e limpida che travolge il lettore, soprattutto chi era allo oscuro degli scritti di questo prolifico scrittore, invogliandolo anche ad avere maggiore confidenza con altri suoi scritti.

 


 

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