Questa è l’ultima volta che ti dimentico

Questa è l’ultima volta che ti dimentico
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In un paesino dell’entroterra siciliano Anna e Egle si incontrano da bambine e ‒ nonostante le due siano completamente diverse ed educate in maniera differente ‒ legano subito. La loro è una amicizia vera e profonda, che le unisce perché lascia a ognuna la libertà di fare altro, di appassionarsi a cose proprie, di sognare esperienze separate e anche di frequentare persone che non hanno nulla a che fare con l’una o con l’altra. Ed è questo che le unisce ancora di più. Stanno insieme quando ne hanno necessità, quando solo insieme possono permettersi di essere davvero sé stesse e restare completamente in silenzio per ore; vicine, ma ognuna persa nei propri pensieri. Cresciuta da una madre eccessivamente distratta da un personale dolore e dal difficile mestiere di vivere ogni giorno, Anna matura da sola, tra granite di caffè e cioccolata nella piazza del paesino, corse in motorino con Egle e esercizi alla sbarra sulle punte da ballerina classica. Perché il suo sogno più grande è diventare una famosa étoile e lasciare quel microscopico e asfissiante posto in cui sta crescendo. Un sogno non completamente campato in aria, perché oltre alla passione che ci mette, Anna ha talento. Tutto il suo corpo lo grida: dal collo del piede perfetto, alle linee, al portamento, alle gambe lunghe e snelle con le quali vola al di sopra di tutto e di tutti, anche della sua vita. L’unico a destabilizzarla veramente è solo Giulio. Il ragazzo di cui è innamorata da sempre. Ma Giulio nasconde un segreto, che è poi lo stesso che un intero paese nasconde a Anna fin da quando era piccolissima…

“Mille volte mi chiesi se avesse provato a comporre il mio numero di casa senza che nessuno rispondesse, ma questo non potevo saperlo, perché la mia mamma da anni aveva disattivato la segreteria”. La Sicilia profonda. Ma potrebbe essere qualsiasi paesino del meridione italiano quello descritto così realisticamente da Levante, nata Claudia Lagona, apprezzata cantautrice italiana, classe 1987. E sì, perché chiunque sia nato e cresciuto nel sud Italia troverà in Questa è l’ultima volta che ti dimentico una buona parte della sua vita, che va dall’incredibile voglia di fuggire lontano a quella di farsi apprezzare e amare in un paesino dove se capiti a viverci nel momento sbagliato hai una bella strada tutta in salita da compiere, come quando piove e sei in bicicletta con le ruote sgonfie. Anna è l’amica che conosciamo, la cuginetta problematica, la bambina ribelle che a muso duro tiene testa agli adulti ma anche quella così fragile che se soffia un po’ più forte il vento deve aggrapparsi a qualcosa di onirico e fantastico per non soccombere a una realtà cattiva e matrigna. Che Levante avesse una brillante scrittura era cosa risaputa, basta ascoltare i testi delle sue tante canzoni di successo. Che avesse anche la capacità di essere evocativa e colta quanto gli autori della tradizione siciliana classica, invece, per molti sarà una vera scoperta. A partire dall’uso che fa l’autrice del “chè” accentato che rimanda a linguaggi antichi e che nella narrazione del romanzo viene sempre usato in maniera perfetta, adeguata, essenziale. Questa è l’ultima volta che ti dimentico ha avuto probabilmente nell’editoria italiana qualcuno che gli voleva male e che l’ha etichettato subito come narrativa rosa. Allora a queste persone io chiedo: l’avete letto il libro, letto sul serio? Levante non ha scritto un romanzo sentimentale, ma un romanzo d’amore. Amore per la sua terra, per le meraviglie e le atrocità che le appartengono, per gli amici che non vanno via anche se si sono persi, per i legami familiari, fragili e rischiosi nonostante le buone intenzioni e l’impegno di tutti. Levante è la vera rivelazione della narrativa italiana del 2018. Punto.



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