Novelle disincantate

Novelle disincantate
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Storia di un violoncellista tormentato e malinconico, e del suo amore per la bionda Isabelle; e di come un suo geniale amico fisico, Léonce, cercò d’aiutarlo a stupirla e magari a sedurla, teletrasportandolo in giardino. Indovinare il giardino giusto era un altro discorso, probabilmente troppo complesso. Storia di un pescivendolo marsigliese che aveva inventato il moto perpetuo. Non era stata una passeggiata, ci pensava da una vita, era passato per una valanga di prototipi e per tutta una serie di esperimenti scombinati. A quel punto, però, non sapeva bene che farsene, di quella sua invenzione; non sapeva nemmeno come farsi riconoscere, come valorizzare a dovere la sua scoperta. Forse non sapeva nemmeno come replicare la sua invenzione. Storia di un galeotto che grattava, con molto metodo, il muro della sua galera col manico di un cucchiaio di latta; più o meno ne consumava uno a settimana. Giunto al tredicesimo cucchiaio di latta, pensava d’essere quasi a dama: infatti, a un certo punto, gratta gratta, precipitò nel vuoto, scivolando sul pavimento dissestato. Si ritrovò in un convento, di fronte a una suora in camicia da notte. Era un convento di clausura: la stanza, maledizione, era chiusa a chiave. Uscirne, apparentemente, era impossibile. Non restava che parlare. Storia di un ingegnere che poteva far piovere soltanto muovendo un orecchio; e di come se ne servì per smentire le previsioni di un odioso meteorologo, per franca rappresaglia (sentimentale). Storia di un campanaro, Medardo, che invecchiando scoprì che sapeva tramutare l’acqua in vino soltanto starnutendo (la gradazione dipendeva dalla potenza dello starnuto). Dopo qualche iniziale titubanza, forse scosso dall’illustre e lontanissimo precedente, s’alcolizzò serenamente, a quel punto, per oltre vent’anni; e quando varcò, in trionfo, le porte del paradiso, l’acquasanta sul comò, nella quale era immerso un semplice ramoscello di bosso, cominciò a sprigionare un profumo di primula, di garenna e di tartufo; quel profumo, di quando in quando, ancora adesso si può apprezzare, nel famigerato vino Château-Grillet...

Jacques Bens [1931-2001] è stato uno scrittore provenzale, storico membro del Collegio di Patafisica: nel corso della sua carriera artistica, ha ricevuto apprezzamenti da intelligenze come Raymond Queneau e Boris Vian; con Queneau ha lavorato per diversi anni, in Gallimard, dedicandosi all’Encyclopédie de la Pléïade. Originario del piccolo borghetto di Cadolive, Bens è stato uno dei fondatori dell’Oulipo e – per diverso tempo – il valido segretario della Société des gens de lettres de France. Le sue tredici Nouvelles désenchantée, pubblicate in patria nel 1990, tradotte in italiano da Sofia Buccaro per la Racconti Edizioni, nel 2018, a suo tempo avevano ottenuto, in patria, il buon Prix Goncourt de la Nouvelle: da queste parti non avevamo mai potuto leggere niente di suo, in traduzione, nonostante – come vedremo più avanti – la sua estrema prolificità. Queste Novelle disincantate sono una raccolta di pezzi leziosissimi, grotteschi e leggeri; le trame, fragilotte e spesso surreali, riescono a regalare qualche sorriso stiracchiato e qualche momento di compiacimento; siamo a distanze abissali dai maestri del genere – distanze siderali rispetto al genio di quel russo che si chiedeva come fosse possibile mordersi il gomito, Kržižanovkskij, padre dei micidiali racconti raccolti nella Autobiografia di un cadavere, e tuttavia le storielle di Jacques Bens finiranno per trovare il loro grazioso posticino nei vostri scaffali di letteratura francese, probabilmente destinate a essere salutate come “bizzarro e fantaletterario diversivo” o giù di lì. Niente di più, per carità. La ricchissima produzione artistica di Jacques Bens è stata suddivisa dall’artista provenzale in parecchi differenti ambiti: poesie (“prose rimée”), romanzi (“prose romanesque”), riflessioni varie (“prose méditative”), saggi (“prose didactique”), teatro e radio (“prose dramatique”), riunioni dell’Oulipo (“prose secrétariale”). Wikipedia francese ci ricorda che esistono poi pubblicazioni enigmistiche (Mots croisés I et II: sì, Bens era – en passant – un buon enigmista) e addirittura enogastronomiche (La cuisine en jeux). Qua in Italia, per poterlo approfondire a dovere, servirà (o meglio, “servirebbe”) un editore dedicato soltanto a Bens, almeno per qualche anno (e un pubblico che se ne innamori: profondamente. Possibile?).



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