Ninna nanna

Ninna nanna
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New York è una città che non dorme mai, figuriamoci in certe occasioni. Sono le due e mezzo della notte di capodanno, eppure non tutti festeggiano; c'è del lavoro da fare per i detective Meyer Meyer e Steve Carella: quella stessa notte c’è stato il brutale assassinio della giovane baby sitter Annie Flynn e della piccola Susan Hodding. Si tratta di un fatto tragico che impegna tutto l'87° Distretto di Manhattan: tutti i sospetti sembrano convergere sul giovane fidanzato della baby sitter, ma nonostante le ricostruzioni il ragazzo ha un alibi di ferro. Pur essendo noto il suo passato violento ed il presente non sempre irreprensibile, Scott, il fidanzato di Annie, quella notte era con Lorraine, la sua ex baby sitter di dieci anni più vecchia di lui, ma che oramai frequenta da qualche mese. Tutto da rifare. Con sistematicità vengono prese in considerazione tutte le piste, anche fra l’imbarazzo e l’indifferenza dei coinquilini della famiglia Hodding. Coincidenza vuole che quella stessa notte si è verificato un furto a qualche piano di distanza, proprio mentre si stava consumando l’efferato delitto: davvero solo una coincidenza? Nel frattempo, siccome New York non dorme mai, un altro uomo dell'87° distretto, Bert Kling, nel salvare la vita di un portoricano, si ritrova coinvolto in una feroce guerra fra bande. E poi c’è la giovane Eileen Burke, altro poliziotto dell’87° distretto, molestata. Ai personaggi si aggiungono tutta una serie di spacciatori, infiltrati, informatori, tossicodipendenti, tutti protagonisti della notte di New York, la città che non dorme mai…

Ninna Nanna è un altro capitolo della saga giallo che Salvatore Albert Lombino, italoamericano di New York (1926), alias Evan Hunter, alias Ed McBain, ha dedicato alla Grande Mela ed al suo variopinto tessuto sociale. Si tratta di un altro episodio dei poliziotti e detective di un inesistente 87° distretto di Manhattan, persone normali, con problemi normali, eppure proprio per questa loro tipicità stereotipi di un ambiente ben ricostruito, ma comunque artificiale. Scrittore eclettico e narra storie a tutto tondo (già sceneggiatore per Hitchcock, nel celebre Uccelli), Ed McBain domina e gestisce il filo della narrazione come pochi sanno fare. Le storie si snodano e si intrecciano in modo necessario, anche se nella struttura del romanzo non possiamo che cogliere l’artificiosità di una tecnica diegetica che vuole fare sembrare istintiva una modalità di raccontare apparentemente fredda eppure meticolosamente studiata a tavolino. Nulla è spontaneo né fuori luogo: personaggi, battute, immagini sono costruite con sapiente meticolosità. La scrittura di Ed McBain è diretta, schietta, trascinante, una calamita: l’attenzione del lettore non sfugge al magnetismo della battuta, della riflessione, a volte anche del non detto o semplicemente del pensato. Lo scrittore ci trascina in punta di piedi nel vortice di una serie di riflessioni mai dirette, sempre mediate con garbo. Una volta letto un episodio, non si può restare indifferenti e si finisce per rileggerli tutti.



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