Mi chiamo Elizabeth e sono un’assassina

Mi chiamo Elizabeth e sono un’assassina

Londra, 2014. Elizabeth come tutte le mattine è intenta a pulire la cucina cosparsa degli avanzi della colazione appena consumata dai suoi due bimbi Leah e Julian, quando riceve la telefonata della sua assistente. Jennifer, in tono concitato, le racconta la storia di una ragazza che a suo dire è sola al mondo e rischia il carcere se nessuno la difende a dovere. Elizabeth, avvocato di grido, ha sempre trovato tempo e spazio per assistere gratuitamente donne in difficoltà e vittime di violenza, ma in questo caso la situazione sembra essere ben diversa. Chloe, così si chiama la giovane accusata, ha solo quindici anni e su di lei pende un’incriminazione per omicidio: la ragazza, secondo il racconto di Jennifer, avrebbe investito un uomo e sarebbe poi scappata, lasciando quel tizio ferito gravemente sull’asfalto. È imperdonabile quello che ha fatto, ma l’assistente è certa che scappasse da qualcosa di davvero pauroso. Certo quel tizio versa in pessime condizioni, si pensa che con tutta probabilità non riprenderà nemmeno a camminare, ma la sua giovane aiutante spera ardentemente che Liz possa aiutare Chloe. L’avvocato è però titubante e chiede il fascicolo del caso, che la sua brava ed efficiente assistente ha già provveduto a lasciare sulla sua scrivania. I pensieri di Elizabeth vagano tra il lavoro, suo marito che come ogni mattina è scappato via onde evitare il traffico e la cucina che non è ancora del tutto a posto. Quella tazza di Peppa Pig non è dove dovrebbe essere e quando la donna la afferra per spostarla, il coperchio si stacca e il contenuto si sparge sul piano da lavoro: succo di mirtillo rosso. La donna ha un mancamento, odia il colore rosso, tanto da evitare bevande rosse, abiti rossi e cibi rossi. La versione ufficiale data per giustificare la sua paura del sangue narra della morte di un cane a cui avrebbe assistito da piccola, ucciso da un’auto in corsa. La versione ufficiosa, quella che solo lei conosce è ben diversa e ha a che fare con un uomo a cui Liz, circa quindi anni prima, ha tagliato la gola uccidendolo…

Mi chiamo Elizabeth e sono un’assassina di Cynthia Clark narra di donne, di segreti, di violenza sessuale e domestica, di amore e di redenzione. Elizabeth custodisce gelosamente il suo segreto, un pensiero clandestino con cui convive per anni, che tiene la sua vita nella stretta morsa della menzogna. È una giovane studentessa Liz quando viene aggredita e brutalmente violentata, episodio che, però, la trasforma da vittima in colpevole. Decide di portare questo fardello da sola Liz, di tenere questo grande dolore tutto sulle spalle, come fosse una vergogna da nascondere al mondo. Elizabeth è la protagonista indiscussa del romanzo, intorno a cui ruotano altre figure femminili che ricoprono ruoli determinanti nella storia, come la fragile Maya, la sensibile Ellen, l’anziana ma sorprendente signora Larkin, ognuna con il proprio dolore, ognuna con le proprie forze e le proprie debolezze. Racconta fatti drammaticamente attuali la Clark e di come le ragnatele che spesso si tessono con i segreti e le menzogne, possono diventare delle trappole per se stessi e i propri cari. La narrazione si snoda su due piani temporali differenti: il presente che vede la protagonista impegnata nella vita lavorativa e famigliare e impelagata nelle sue elucubrazioni più intime e il passato di quindici anni prima, quel periodo in cui tutto è iniziato. Decisamente interessante l’idea dell’autrice britannica di esaminare tematiche che troppo spesso oggi scuotono la coscienza dell’opinione pubblica e di lasciare un messaggio importante ai lettori. Peccato che abbia utilizzato una penna di una semplicità che rasenta l’ordinario, peccato che la sua scrittura descriva bene i fatti ma non esalti le emozioni, lasciando così il lettore in disparte, relegato nel ruolo di spettatore, senza renderlo partecipe di una storia dai connotati apprezzabili. Ben delineata la protagonista, incastonata in descrizioni qualche volte ripetitive: alquanto offuscati rimangono, invece, i contorni degli altri personaggi. Un romanzo con basi valide, consigliato a chi cerca una lettura scorrevole e non troppo impegnativa.



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