Le parole di Sara

Le parole di Sara

Bionda ‒ Teresa Pandolfi all’anagrafe ‒ è a capo di un’unità dei Servizi, ma ha un debole: le piace esercitare il potere seducendo uomini che potrebbero essere suoi figli. È una predatrice, una notte e via. Nessun legame, nessun impegno, il suo lavoro del resto non lo consente o forse non lo consente lei, ma il lavoro è un ottimo alibi. Stavolta però qualcosa non è andato come previsto e di quel giovane ricercatore universitario che è stato scelto per uno stage nella sua Unità, Bionda si è innamorata. Solo che improvvisamente Sergio Minucci scompare e lei è l’ultima ad averlo visto, ma non può dirlo a nessuno, perché quando lo ha visto stava uscendo da casa sua dopo una notte d’amore. Bionda sa che se qualcuno può aiutarla conducendo un’indagine parallela ma di sicuro più efficace, è la sua ex collega Sara Morozzi, la donna invisibile, quella capace di leggere i volti e le labbra con la precisione di una macchina, capace di scomparire agli occhi del mondo. Sara accetta in nome della reciproca “complicità”: non sono quel che si dice amiche, ma hanno diviso talmente tanto che si conoscono a vicenda come le loro tasche. Vista la delicatezza dell’impiego, gli stagisti dell’Unità sono scelti e valutati con precise procedure e le scelte sono approvate – quando non direttamente decise ‒ dai “piani alti” dei Servizi. Mentre Sara, ormai in pensione, si muove con l’aiuto di Davide Pardo e di Viola, rispettivamente ispettore “assegnatole” in un precedente caso e la madre di suo nipote, a Teresa viene chiesto in via ufficiosa da un superiore di indagare su certi esponenti politici regionali che da vecchie indagini potrebbero essere coinvolti con la mafia; sembra proprio che Teresa avesse ragione e Minucci non sia scomparso di sua volontà...

In appendice c’è un racconto, Sara che aspetta (già uscito nella raccolta Sbirre, sempre per Rizzoli). Io consiglio di leggerlo prima del romanzo, per capire fino in fondo questa donna che di primo acchito risulta incomprensibile e respingente. Ha abbandonato un marito e il figlio in età scolare per un altro uomo, ha dedicato la sua vita a quell’amore, a quel Massimiliano che era anche il suo capo, e ha pagato tutto. Il figlio l’ha respinta, pieno di odio e rancore e Massimiliano glielo ha portato via una malattia prima che potessero godersi la vecchiaia insieme. In questo romanzo la troviamo uguale a sé stessa, ma cambiata. Come d’abitudine, nei romanzi di de Giovanni i personaggi evolvono o l’autore ci svela particolari dei caratteri che ci permettono di comprendere sempre meglio i loro comportamenti, il loro sentire. Sara in particolare è ancora la donna che sa rendersi invisibile, che legge le labbra e i movimenti di chiunque, interpreta le espressioni e sa essere fredda come il ghiaccio, ma qualcosa in lei si è sciolto, probabilmente quel bambino che è sangue del suo sangue e porta il nome del suo grande amore ha mosso delle leve che erano arrugginite da tempo, che si era imposta di lasciare ferme. Ed ecco la tenerezza che nemmeno si ricordava più di avere ‒ sempre misurata ma facilmente intuibile ‒ nei confronti di Viola di Pardo e di Massimiliano, ma non solo. È disturbante questo personaggio, una donna che non esita a intervenire laddove la giustizia inevitabilmente non vorrà o potrà intervenire. Allo stesso tempo a dispetto dell’apparente freddezza protegge, o tenta di farlo, chi le sta vicino. Un personaggio bello, che nonostante tutto rappresenta la pulizia, quella morale difficile da comprendere nella sua rigorosità, implacabile prima di tutto con se stessa.



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