La sostanza del male

La sostanza del male

Jeremiah Salinger, sceneggiatore, ha appena concluso assieme a Mike, regista, suo socio e amico, la quarta stagione di Road Crew, lo show a metà strada tra documentario e serie tv ambientato nel mondo dei roadies, le maestranze che lavorano per montare i palchi e le attrezzature dei concerti delle stelle del rock in tour; quella produzione gli ha cambiato letteralmente la vita: una sera, al termine di un dibattito sul programma, ha incontrato Annelise, altoatesina, negli USA per uno stage; i due si sono innamorati, sposati, e hanno avuto Clara, una splendida bimba. Adesso che lo show è terminato e non ci sono progetti nel cassetto, lei gli ha fatto una proposta allettante: passare qualche mese lontano da tutto e da tutti a Siebenhoch, il paesino abbarbicato a millequattrocento metri di altitudine dove è nata. Aiuole curate, case dai tetti aguzzi, la chiesetta con il cimitero intorno, lo speck, lo strudel: un angolo di paradiso abitato da una “piccola comunità dove tutti sanno tutto di tutti. Minuto per minuto”. Dove gli abitanti sono cordiali e amichevoli... Purché si sappia obbedire a poche semplici regole. Come quella che recita che quel che accade in montagna, deve restare in montagna, soprattutto se si tratta di eventi tragici e terribili, come quello accaduto a quei tre ragazzi, uccisi e fatti a pezzi proprio lì, nella vicina gola del Bletterbach, nel 1985, nel corso della notte da tregenda che aveva cambiato i destini di tanti…

Dopo aver dato alle stampe una trilogia per il pubblico Young Adults con il nome D’Andrea G.L., Luca D’Andrea (insegnante precario di lettere presso le scuole medie a Bolzano, città ove è nato e cresciuto) fornisce una robusta prova d’esordio con un thriller a forti tinte noir che è riuscito ad imporsi nel 2016 come caso letterario alla London Book Fair (che rivaleggia per importanza con la Fiera del libro di Francoforte): in pochi giorni le bozze del manoscritto hanno convinto gli agenti letterari di case editrici di oltre trenta Paesi ad accaparrarsi i diritti di pubblicazione, e questo prima ancora dell’uscita in Italia. La sostanza del male è il racconto puntuale di una ossessione e della discesa agli inferi del protagonista, alla ricerca delle verità nascoste dietro un massacro che ha coinvolto e sconvolto un’intera comunità, e che rischia consapevolmente di trascinarsi dietro le persone più care, sullo sfondo di una montagna dura, gelida, che sa essere inquietante e letale, decisamente lontana dagli stereotipi vacanzieri. Paragonato ad autori come Jo Nesbø e Stephen King ‒ di cui D’Andrea si dichiara apertamente fan, e che cita esplicitamente in una sequenza con un calzante rimando a Shining ‒ l’autore padroneggia linguaggio e trama, con una scrittura che mostra sin dai primi capitoli un ritmo elevatissimo, pur mantenendo un equilibrio assoluto, nella caratterizzazione dei personaggi e nella strutturazione delle svolte narrative, che permea il testo dal primo capitolo sino al finale: uno di quei libri capace di far passare nottate in bianco con la classica vocina nella mente che sussurra “ancora una pagina...”.

 


 

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