La rete

La rete

Quella mattina Daniel sta per andare a scuola accompagnato da suo padre. O almeno è ciò che crede, finché il suo prezioso cellulare non viene scaraventato contro una roccia e l’auto abbandona la città percorrendo sentieri mai battuti, sino a raggiungere il bosco. Che sta succedendo? Si chiede allibito senza riconoscere in quell’individuo furente e intrepido lo stesso padre che, poco prima, è rimasto inerme quando sua madre è svenuta a causa del suo pugno, certo non era sua intenzione stenderla così ma Daniel spesso non misura la forza. Non è abituato a vederlo reagire il suo vecchio, quasi non lo riconosce quell’uomo ora alla guida della solita auto sgangherata che denuncia una condizione economica non florida. Lo detesta sì, per tanti motivi, ma mai quanto adesso che ha rotto il suo telefonino nuovo, quello costa un botto e non aveva nessun diritto di prenderlo. E poi perché ora spalanca lo sportello e lo sbatte fuori, si è forse ammattito? Abbandonarlo nel bosco, lui creatura urbana insofferente alla sola parola “natura”, come può cavarsela da solo e senza viveri, in un luogo completamente sconosciuto…

Esperimento pedagogico, terapia d’urto per adolescenti ingestibili oppure centro di recupero 2.0: tante possono essere le definizioni di questa esperienza al limite vissuta da ragazzi difficili come Daniel, Maddalena, Eliah, giovani di scarsa morale e di ancor più scarsa motivazione al cambiamento. Lì dove il fallimento educativo dei genitori si palesa in maniera inequivocabile, la rete ci mette una pezza e prova a raddrizzare il ramo storto. Da Sara Allegrini - insegnante di filosofia e psicologia al liceo -, una proposta rieducativa di questo tipo possiamo pure aspettarcela, di ragazzini invischiati in mille problemi di varia natura certamente ha esperienza, ma senza scomodare Rousseau e il tanto vituperato ritorno alla natura dell’Emilio (quello sì, romanzo pedagogico e in aperta polemica con i metodi educativi della sua epoca) La rete affronta in maniera diretta e senza preamboli una problematica sempre più preoccupante. Se l’autorevolezza e il rispetto delle regole sono nel mondo degli adulti specie in via d’estinzione, le ripercussioni più serie si hanno tra i giovani. Dalla citazione di Carlo Collodi in apertura cogliamo chiaramente il messaggio fondamentale al centro del romanzo: riportare sulla buona strada i moderni Pinocchio che in fondo in fondo un cuore ce l’hanno ancora: e fin qui tocca dar ragione alla fata turchina. E se invece del burattino si trattasse di Lucignolo? Forse non tutti possono o meritano di essere salvati, ma grazie alla prosa efficace e asciutta, il romanzo della scrittrice perugina merita certamente una lettura.



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