La grande storia del tempo

La grande storia del tempo

1676: l’astronomo olandese Ole Christensen Rømer osserva una irregolarità nella frequenza delle eclissi delle lune di Giove: quando il grande pianeta, nella sua orbita, si allontana dalla Terra, l’intervallo tra le eclissi sembra allungarsi. A cosa è dovuto il fenomeno? Forse le lune in qualche strano modo variano la loro rotazione? Rømer avanza un’ipotesi: quando la distanza con Giove aumenta, la luce impiega più tempo ad arrivare sulla Terra; e dunque calcolando l’entità di queste variazioni, è possibile misurare la velocità della luce, sfatando l’assunto che questa si propaghi con velocità infinita. Nel 1924 l’astronomo statunitense Edwin Hubble scopre l’esistenza di altre galassie, riesce a determinare la distanza di nove di queste e, osservandone lo spettro luminoso, a stabilire che si stanno allontanando da noi, dimostrando che l’universo non è statico come sino ad allora ritenuto, ma che si sta espandendo. Per quanti sforzi abbiamo fatto, e continuiamo a fare, dobbiamo accettare di non poter valicare, per lo meno in tempi ragionevoli, alcuni limiti: il principio di indeterminazione di Heisenberg ci dice ad esempio che non possiamo conoscere al contempo la posizione e la velocità di una particella, e la meccanica quantistica ci ha rivelato che a livello subatomico, a seconda degli strumenti di rilevazione che utilizziamo, le particelle si comportano come onde. Quanta strada dobbiamo percorrere per arrivare ad ipotizzare un modello, una teoria che spieghi l’universo, la sua origine, la sua evoluzione, il suo destino, che rappresenti tutto, dalle grandezze infinitesimali delle particelle subatomiche alle distanze siderali tra le stelle?

Nel 1988 il grande pubblico conobbe le straordinarie capacità divulgative di Stephen Hawking, astrofisico, cosmologo, figura iconica della scienza ‒ venuto a mancare nel marzo 2018 ‒, attraverso il saggio Dal big bang ai buchi neri - Una breve storia del tempo, in originale A Brief History of Time: From the Big Bang to Black Holes. Pubblicato nel 2005, La grande storia del tempo sin dal titolo (in originale A Briefer History of Time), si propone come riedizione aggiornata e corretta del suo predecessore, alla luce delle più recenti acquisizioni teoriche e sperimentali, facendo il punto sulle nuove frontiere della ricerca. Scritto assieme a Leonard Mlodinow, fisico teorico del prestigioso Caltech (il California Institute of Technology), personaggio sui generis, autore di sceneggiature per serie TV come Star Trek: the Next Generation, Hunter e MacGyver (piuttosto incomprensibilmente trascurato nell’edizione italiana dove scopriamo il suo ruolo di coautore solo in terza pagina, senza neppure una riga di nota biografica), con cui successivamente Hawking firmerà anche Il grande disegno, ed arricchito da illustrazioni didattiche e divertenti e dalle tre note biografiche finali dedicate a Galileo, Sir Isaac Newton e Albert Einstein, il testo rinuncia a qualche approfondimento tecnico in favore di una maggior chiarezza divulgativa; il volume di fatto risulta profondamente diverso, nella concezione, nella strutturazione, nello stesso stile di scrittura, rispetto al saggio del 1988 che andrà ad affiancare, e non a sostituire, nella nostra libreria.



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