La fine di Scipione

La fine di Scipione

190 avanti Cristo. Roma è oramai perennemente in guerra con il re di Siria Antioco III. Il suo esercito numerosissimo ed eterogeneo, composto da sedicimila falangiti macedoni, cavalieri catafratti, fanti gallogreci e perfino elefanti, ha messo in seria difficoltà le legioni romane nella battaglia di Magnesia. Scipione ha perso la brillantezza di un tempo sul campo di battaglia, come quando si sbarazzò con astuzia e abilità delle truppe di Annibale a Zama, con un vero e proprio capolavoro bellico. In Asia Minore le febbri spossano il celebre comandante e la presenza di Gracco, il quale da tempo insidia la figlia tramando contro di lui, gli fanno perdere lucidità. Non rimane altro da fare che lasciare il comando militare al fratello Lucio. La Repubblica in seguito decide di scendere a patti con il regno siriaco e Publio Cornelio Scipione viene inviato in terra greca come emissario di pace per discutere i termini della fine delle ostilità. Roma ottiene un bottino di guerra incommensurabile e il controllo sull’intero Egeo ma nonostante questo ombre di corruzione si addensano sulla testa di Scipione e del fratello Lucio, entrambi accusati di essersi fatti comprare da Antioco a sfavore di Roma…

La fine di Scipione è la seconda e ultima parte de La traiciòn de Roma, la cui prima parte è giunta nel nostro Paese con il titolo Il tradimento di Roma. La trilogia (da noi quadrilogia) dedicata a Publio Cornelio Scipione, dopo L’Africano e Invicta Legio, si conclude quindi con questo volume e il lettore può approfondire gli ultimi anni della sua gloriosa vita, fino al suo ritiro a vita privata a Liternum, in Campania, dove troverà la morte nel 183 a.C. Il celebre filologo e linguista spagnolo Santiago Posteguillo, in questa ultima parte, ha deciso di romanzare ancora di più la vita del celebre condottiero, inserendo forse qualche parentesi rosa di troppo: ci riferiamo soprattutto al rapporto tra Scipione e la schiava Aretè e al triangolo amoroso che si va a formare con il medico di campo. Del resto. a inizio volume, troviamo immancabilmente l’indicazione che tutta l’opera è frutto di fantasia e i fatti storici narrati sono liberamente interpretati dall’autore. Le memorie di Publio Cornelio Scipione sono andate per la maggior parte perdute e solo alcuni frammenti sono arrivati fino ai nostri giorni, quindi l’autore non avrebbe potuto fare altrimenti. Posteguillo, tramite il bilancio della vita di Scipione, riporta in vita molti altri personaggi come l’eterno nemico di Roma Annibale Barca, Catone il Censore, Tiberio Gracco, Filippo il Macedone, il re di Pergamo Eumene fino al drammaturgo Plauto. Immancabili come sempre il ricco glossario, le mappe dei luoghi narrati durante il racconto e l’elenco dei personaggi coinvolti, con una breve descrizione per ciascuno.



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