La filosofia di Lost

La filosofia di Lost
La filosofia può occuparsi di serie tv esattamente come si occupa di cinema e di arte contemporanea? "Lost", creazione trasmediale di J. J. Abrams e Damon Lindelof, vanta milioni di spettatori ovunque nel mondo. Si può scegliere di ignorare il fenomeno, oppure salire a bordo del volo Oceanic 815 e vivere assieme ai protagonisti della fortunatissima serie ciò che accade loro, provare a decodificare, a leggere con gli strumenti che la filosofia ci fornisce le loro vicissitudini, i loro stati d’animo. Assieme a Jack, Kate, Sawyer, Loke, Hurley, Sayid, Sun siamo portati ad esplorare l’isola, che è mistero profondo, entità unica, e parafrasando Derrida «Non c’è mondo, ci sono solo isole». I richiami alla filosofia in "Lost" sono noti anche ai meno esperti: alcuni dei nomi dei personaggi fanno esplicito riferimento a celebri filosofi. L’analisi si sposta su un piano molto diverso. Nei capitoli che compongono il libro si discute di vita, morte, esistenza della “verità”, relatività della propria personale percezione (molti episodi cominciano proprio con un occhio che si apre a guardare il mondo, ad indicare esplicitamente questo concetto). Siamo tutti quanti dei sopra-vissuti esattamente come i losties: «La vita è sopravvivenza», ha scritto ancora Derrida, «Noi siamo strutturalmente dei sopravvissuti». L’isola concede ai naufraghi una possibilità: una nuova vita, una vita completamente diversa da quella che avevano prima dell’incidente aereo. Sarà Jack, rivolgendosi a Kate, a dire «Siamo tutti morti tre giorni fa. Dobbiamo ricominciare da capo» nella terza puntata della prima serie...
Simone Regazzoni, che ha già scritto con il collettivo Blitris La filosofia del dottor House, insegna all’Università Cattolica di Milano. Qui grazie ad uno stile semplice, colloquiale si rivolge dandole del tu alla filosofia stessa e a tutti i lettori, appassionati o meno di "Lost", e scandagliando le prime quattro serie compie una profondissima digressione filosofica: da Platone ad Aristotele, da Hume a Nietzsche, fino a giungere a Derrida e Deleuze, mette in contatto anche chi non è esperto di filosofia con questo mondo che non è solo chiuso nelle aule universitarie o in circoli elitari ma è anche pop - nel senso di popular culture. Grazie ad una ricca bibliografia ed un elenco di siti web che si occupano di "Lost" possiamo da un lato appassionarci alla disciplina filosofica e provare ad ampliare i nostri orizzonti conoscitivi, dall’altro essere informati sulle mille discussioni che ogni giorno gli appassionati della serie tv americana affrontano sul web. Regazzoni sta anche commentando sul suo blog la sesta serie già in onda (http://lafilosofiadilost.blogspot.com). Siete pronti ad unirvi ai losties?

 

 

 

 
 
 
 
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