La diga sull’oceano

“A che cosa sta lavorando, architetto?’ gli domandò il medico al termine di una delle visite che ormai si erano fatte quasi quotidiane. E Sörgel, con un filo di voce: Alla creazione di un nuovo continente. Il dottore lo guardò, finse di tastargli il polso e mormorò: Capisco”. Nella Monaco del primo dopoguerra, funestata dalla crisi economica, dal crimine, dalla malattia, ad Herman Sörgel sembrava quella l’unica via d’uscita: conquistare nuove terre, ma non sottraendole ad altri popoli ed entrando nelle logiche funeste della guerra, bensì sottraendole alla natura. Prosciugare il Mediterraneo in tre mosse: una diga, enorme, sullo stretto di Gibilterra, un’altra sul Bosforo e infine una fra Tunisia e Sicilia. L’evaporazione avrebbe fatto il resto. I dettagli furono studiati e limati nel corso di tutta una vita. In pochi decenni i livelli delle acque si sarebbero ridotti di più della metà, l’Adriatico sarebbe diventato una distesa di fango, la Sardegna e la Corsica un unico lembo di terra; la Sicilia sarebbe ritornata in grembo al continente, le città di mare sarebbero diventate città di collina e strade soprelevate avrebbero connesso Europa e Africa in un unico grande, prospero e pacifico continente: Atlantropa. I mezzi tecnologici c’erano tutti. Serviva una visione politica che investisse in quel progetto che aveva occupato tutta una vita, rivelatasi infine una vita inutile. La vita di Herman Sörgel…

No, non è fantascienza. Herman Sörgel (1885-1952) è esistito veramente, così come è esistita la sua folle visione. E no, Sörgel non era un pazzo, bensì un architetto rispettato e ascoltato nei circoli scientifici. E sì, per più di qualche attimo della sua inutile vita, Sörgel ha veramente creduto che il suo progetto sarebbe stato realizzato, che Antlantropa sarebbe stata realtà. Un visionario, fallito. Sörgel vive a Schwabing il quartiere degli artisti e degli intellettuali di Monaco. È in contatto con gli architetti del Bauhaus, incrocia i percorsi di artisti come Paul Klee e Vasilij Kandinskij. Viene invitato alla Fiera Mondiale di New York per parlare del suo progetto; la Gestapo gli vieta di partire. Su di lui e su sul sogno John Knittel scrive un romanzo nel 1939. È in corrispondenza con il poeta Leopold Senghor; il suo progetto è da spunto ad almeno due documentari. Insomma Sörgel, l’uomo che voleva prosciugare il Mediterraneo per unire in un futuro di pace Europa e Africa, non era un pazzo chiuso in un manicomio, bensì un rispettato intellettuale visionario, pacifista, fervente sostenitore della tecnologia come strumento di cui l’uomo si dota per ridisegnare la natura, sconfitto da un altro folle visionario del suo tempo che invece voleva ridisegnare il continente a sua immagine e somiglianza: Adolf Hitler. Questo libro racconta la storia di questo fallimento durato una vita, ma racconta anche il clima culturale della Germania fra le due guerre. Apparentemente non sappiamo che farcene del progetto Atlantropa, che oggi appare per quello che è: una malsana follia. Ma a ben vedere, mentre leggiamo, nella mente si aprono spazi di riflessione sul rapporto fra noi e la Natura, fra le possibilità aperte dalla tecnologia e il buon senso, sul senso di una vita dedicata a qualcosa che non esisterà mai. Sul valore dell’inutilità. E non è spiacevole per un attimo lasciare che la fantasia si muova negli spazi di questa geografia assurda, per ritornare poi, confortata, sulla mappa consueta della normalità.

 


 

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