L’uomo che ha abbandonato il denaro

L’uomo che ha abbandonato il denaro

Si può vivere senza denaro? Se sei Daniel Suelo sì. Da quando nel 2000 ha abbandonato gli ultimi trenta dollari in una cabina telefonica, vive in una caverna delle Canyonlands vicino a Moab nello Utah, mangia ciò che trova nei cassonetti, oppure more e cipolle selvatiche, a volte un pasto caldo in cambio di qualche lavoretto. Per Suelo il lavoro retribuito è un’invenzione inesistente, perché basata sul dare per ricevere. La sua filosofia è invece dare senza avere nulla in cambio. Daniel non è però un eremita, al contrario ha molti amici, tiene un blog, da ogni angolo degli States c’è chi si reca a Moab per conoscerlo. L’essere arrivato a considerare il denaro irreale è stata una conquista graduale segnata da diverse crisi – religiosa, sociale e identitaria – e da un tentativo di suicidio…
L’uomo che ha abbandonato il denaro è una biografia non ordinaria, di grande impatto narrativo, priva di linearità cronologica. Mark Sundeen passa continuamente dal presente al passato, ricostruendo i vari tasselli dell’esistenza di Suelo attraverso il contatto diretto con lui e le interviste ai suoi genitori, ai compagni di università, agli amici. Racconta con forza la storia di una scelta radicale: rifiutare la società partendo dal presupposto che il denaro è solo un’illusione. In questo modo Suelo ha trovato la felicità. Il suo è stato però un percorso non facile, contraddistinto dalle speranze giovanili legate all’evangelismo cristiano, dall’impegno sociale vissuto problematicamente, dall’ammissione della propria omosessualità non accettata dai genitori. Sundeen è molto bravo a delineare la personalità di Suelo, a evidenziare la sua costante tensione alla ricerca della verità, e nel mostrare come un uomo così semplice, buono, generoso, sia in grado di mettere in discussione il sistema consumistico fondato sul denaro. Il problema è che la coppia Sundeen-Suelo finisce per mettere in crisi anche le nostre certezze, un merito non da poco di questo libro.

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