L’inverno del profeta

L’inverno del profeta

Elias si trova davanti a Goran Gilbert, il suo medico. Indossa camice bianco e divisa blu e, appoggiato allo schienale della sua sedia, sorride con calma e semplicità al suo giovane paziente. In primo luogo esclude il cancro e, con le solite sottigliezze da medico, precisa che si tratta di un meningioma. Per i profani, una sorta di piccolo bozzo nella testa, il che ovviamente rende il tutto più complicato, anche perché se si trovasse in una gamba basterebbe un intervento di dieci minuti per tornare come nuovi. Elias si irrigidisce, con quella parola – MENINGIOMA – che gli appare davanti agli occhi come una scritta al neon. La situazione va tenuta sotto controllo e il dottor Gilbert cerca di rassicurarlo sul monitoraggio dei sintomi e sulla loro probabile transitorietà. Dopo un’ora dal loro incontro Elias slega la sua bici e inspira la fredda aria carica di neve dirigendosi verso Luthagen, all’appartamento che divide con altri studenti. In casa non c’è nessuno e forse è solo in quel silenzio tombale che il ragazzo comprende cosa gli è stato detto dal medico. Prende quindi il telefono per chiamare il padre. Il telefono squilla a vuoto...

Per rinfrescarsi in questa torrida estate non c’è niente di meglio di un thriller scandinavo e Håkan Östlundh, prolifico autore svedese, ci consegna un prodotto perfettamente in linea con gli standard del genere. La fredda Svezia, silenziosa protagonista della vicenda, fa da sfondo a un’adrenalinica spy story inframmezzata nel dramma personale di Elias, studente ventiquattrenne, il quale in un colpo solo si trova senza padre e con un pericoloso meningioma da debellare. Attorno al giovane si muovono forze e interessi più grandi di lui, in una partita a scacchi in cui bianchi e neri si confondono e si mangiano a vicenda, ammantando il tutto di un cinismo grigio che risalta nel freddo sole scandinavo. Altro personaggio ben caratterizzato è Ylva, presente nella sfortunata trasferta diplomatica conclusasi con l’attentato in cui il padre di Elias – suo amante nonché collega – ha perso la vita. Di contro, risultano un pochino deboli e stereotipati i personaggi di contorno, fra doppiogiochisti, mogli e figli straziati dal dolore e pericolosi infiltrati. La storia però, sebbene ogni tanto risulti forzata nel continuum logico della narrazione, possiede ritmo e capacità di intrattenere dalla prima all’ultima pagina evidenziando ancora una volta come l’animo umano rischi di essere ben più algido della più fredda tempesta di neve.



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