Il solco

Il solco
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In un bar di Istanbul, di quelli dove non si serve alcol, Sara – da poco laureata in terapia delle sindromi post-traumatiche da stress, racconta la sua esperienza in Siria, dove si è trasferita per assistere i rifugiati in fuga dalla guerra. È andata a Gaziantep Sara, dove la situazione è insostenibile, tanto che gli operatori umanitari vengono costantemente rimandati a casa per esaurimento nervoso. Quel che è peggio, la ragazza inizia a riconoscere quei sintomi di burnout su se stessa. La accompagna il suo fidanzato Ibrahim (per questo sono in un posto dove non si servono bevande alcoliche) e ad ascoltarla c’è un’amica conosciuta nel 2013, quando quest’ultima viaggiava senza un soldo e cercava ospitalità sui forum online. La ragazza si era avventurata a Istanbul senza sapere nulla di Sara e della sua vita, se non che era una psicologa, ritrovandosi così in Turchia, senza sapere una parola di turco, chiedendosi cosa ci facesse lì. Non era arrivata per diventare attivista, non era andata per fare una vacanza, solo per conoscere e vivere un posto nuovo. Sono passati tre anni da quel giorno in cui Sara le ha permesso di innamorarsi del luogo e non solo. Il 2013 era il periodo delle manifestazioni di dissenso contro il governo di Recep Tayyip Erdogan, che costarono la vita a ben nove persone. “Piazza Taksim è nostra e le persone che sono morte in questa piazza sono di tutti. Ogni volta che marceremo verso questa piazza irriconoscibile, nonostante i manganelli, i cannoni ad acqua, i lacrimogeni; ogni volta che dirigeremo là i nostri passi, piazza Taksim sarà nostra”. Così scrive la romanziera Aslt Erdogan descrivendo la piazza dell’orrore con parole cariche di dolore, per ricordare il sangue versato in nome della libertà e dei diritti umani. In quella stessa piazza, ai tempi della rivolta, circondati dal cordone della polizia c’erano manifestanti, musicisti, ragazzi con le bandiere turche, tutti malmenatati, picchiati con una violenza inaudita. Violenza contro solidarietà, brutalità contro voglia di giustizia. In una Istanbul, dove tutti vogliono andare via, dove i diritti dell’uomo non sono più riconosciuti, anche Sara ricorda quei giorni, quelle tende piantate lungo un vialetto, quello dedicato a Hrant Dink, giornalista armeno assassinato qualche anno prima…

Il solco è il libro-reportage di Valérie Manteu, che vede protagonista la figura di Hrant Dink, il giornalista e scrittore di origini armene che si è battuto per i diritti della minoranza armena e più in generale per i diritti civili, denunciando le violenze subite dalla sua popolazione, sfociate in un atroce genocidio (1914-1915), vergognosamente nascosto dal governo turco. Dink fu barbaramente ucciso e a essere incolpato, processato e condannato per il suo omicidio, fu un giovane nazionalista turco, all’epoca minorenne. Crearono indignazione, tra l’opinione pubblica mondiale, le immagini di alcuni funzionari turchi in posa sorridenti accanto al suo cadavere. Ne Il solco, la Manteau narra, attraverso la figura di Dink fondatore del settimanale “Agos” (“Il solco”, appunto), di un pezzo di Turchia, quel Paese a lei tanto caro, quel luogo che è diventato il suo rifugio dopo la strage che ha colpito la redazione di “Charlie Hebdo” (l’attentato terroristico avvenuto il 7 gennaio 2015 contro la sede del giornale satirico, rivendicato da Al-Qā’ida, in cui morirono 12 persone), quella tragedia che ha addolorato profondamente Valérie, ex giornalista che ad un certo punto non ha più riconosciuto la Francia come la sua casa e ha perso di vista la bontà del suo popolo. La scrittrice si è così ritrovata a scoprire un Paese, dove non si è mai sentita considerata straniera e dove ha ricevuto le condoglianze per quanto avvenuto alla sede del giornale satirico, pur non avendo mai ammesso di essere stata giornalista per la testata francese. Uno dei tanti episodi, questo, che ha permesso alla Manteau di comprendere come le suddivisioni socio-geografiche, siano solo frutto della politica malata e non della mente del popolo, che non vede distinzioni. Un libro dalla trama potente e compatta Il solco, dalla lettura non indolore, in cui emerge in tutta la sua drammaticità la situazione del popolo turco, sempre più oppresso da un potere dittatoriale. Attraverso la storia di Dink, l’emblema della libertà di espressione negata e della realtà del Paese, si manifestano palesemente in un’altalena di emozioni, le figure delle dissidenti Asli Erdogan (scrittrice e attivista turca per i diritti umani) ed Ece Telmekuran (giornalista turca e attivista, licenziata dal giornale “Habertük” per aver scritto degli articoli piuttosto critici nei confronti del governo), personaggi forti, che come la stessa autrice tiene a precisare, non sono combattenti ma persone che vivono normalmente, cercando di far valere i diritti umani e delle donne. La condizione femminile è un altro tema scottante che la Manteau affronta: le donne hanno necessità di comprendere l’importanza della condivisione, per non soffrire da sole, perché nulla di quanto accade, nulla che riguarda le violenze subite può essere considerato un problema privato. La scrittura dell’autrice francese è forte e a tratti delicata, rispecchiando il suo temperamento garbato e determinato. Nonostante gli argomenti trattati, la lettura è scorrevole, ogni fatto e ogni vicenda conosce la sua giusta collocazione e nulla viene tralasciato o lasciato al caso. Un romanzo che parla di storia, di anime, si sentimenti e di voglia di costruire o ricostruire un grande Paese.

LEGGI L’INTERVISTA A VALÉRIE MANTEAU



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