Il Signor Presidente

Il Signor Presidente

Sotto al Portal del Señor si raccolgono di notte i mendicanti della città, i reietti “senz’altro legame comune che quello della miseria”. Rannicchiati a terra, sognano i loro sogni agitati, tra i rumori di bastonate delle guardie intente a trascinare in caserma un qualche prigioniero politico, i singhiozzi della cieca, il respiro silenzioso della sordomuta incinta che piange “per la paura di sentirsi un figlio nelle viscere”. Il più straziante è il grido dell’idiota, il Gonzo. Zampamatta e il Vedova si divertono a imitare l’ubriaco che ogni domenica invoca piangendo la madre, gridano alle orecchie del Gonzo “Mamma!”, e lui geme, si contorce inerme, le pupille dilatate, il corpo tremante. Oppure fugge per le strade come un animale ferito mentre tutti gli gridano addosso (“Mamma!”). Allora corre fino a cadere, senza forze e quasi morto, in sonni angosciosi e immobili. È una sera qualsiasi al Portal, le guardie vanno e vengono, impegnate a vigilare sul sonno del Signor Presidente della Repubblica. Una figura nel buio si avvicina al Gonzo. “Mamma!”, grida. L’idiota è rapidissimo: dilania, morde, tira calci in una cieca furia per poi fuggire. Rimane a terra il corpo senza vita del colonnello José Parrales Sonriente, “l’uomo dalla piccola mula”. Tutti i disgraziati trascinati alla seconda sezione di Polizia giurano di aver visto il Gonzo commettere l’omicidio. Ma la verità, suggerita dall’Istruttore capo e inculcata ai prigionieri a forza di frustate, è sicuramente un’altra: ad uccidere il colonnello sono stati il generale Eusebio Canales e il dottor Abel Carvajal…

Vent’anni furono necessari perché El Señor Presidente, l’opera più conosciuta e celebrata dello scrittore, poeta, drammaturgo, diplomatico e giornalista guatemalteco Miguel Ángel Asturias (1899-1974), potesse vedere la luce. Vent’anni di gestazione, dal 1922 al 1932, cui seguirono altri anni ancora fino alla prima pubblicazione nel 1946 – Asturias, che lungamente aveva soggiornato a Parigi, dovette lasciare per precauzione una copia del romanzo in Francia prima di rientrare in Guatemala – per il romanzo che valse all’autore il premio Nobel nel 1967, il primo dato ad uno scrittore latino-americano. Probabilmente ispirato al dittatore guatemalteco Estrada Cabrera cui la famiglia di Asturias, liberale, si era opposta sin dal principio, il “Signor Presidente” non è il vero protagonista del romanzo. Non ha nemmeno un nome. Non è necessario identificare la “maschera” grottesca che al romanzo dà il titolo, perché è verso le dinamiche riconoscibili in ogni regime autoritario, la soffocante atmosfera di incertezza, la brutale violenza che fa marcire la società dall’interno che Asturias punta il dito. Per i suoi personaggi giustizia e ingiustizia, innocenza e colpevolezza fanno parte una “lotteria” orchestrata da burattinai senza scrupoli, una “casta di ladri, sfruttatori e traditori” che sopravvivono a scapito dei deboli e dei disperati grazie alla farsa e all’adulazione. Le regole sono chiare: “si rimane in questi impieghi di fiducia se uno fa quel che gli ordinano e la linea di condotta prescritta dal Signor Presidente è di non dare speranze, di maltrattare tutti e fregarsene di tutti, perché sì”. È così che ne Il Signor Presidente la Storia si incatena a doppio giro alle passioni umane, le divora e le intrappola in un inarrestabile fluire di soprusi, intrighi, complotti in cui neanche i più vicini al potere possono dirsi mai completamente al sicuro, in balía di un capriccio, di un “perché sì”. Eccezionale è la capacità dell’autore guatemalteco di far “parlare” il mondo, animato e inanimato, attraverso una lingua che spesso si fa gioco allucinato e allucinante, leit motiv di incubi e visioni (“Riluci, lume d’allume, lucente Lucifero della luce!” è la litania che apre il romanzo) ed una scrittura ricca, variata, evocativa, virtuosa nel costruire immagini sempre diverse. Antesignano del realismo magico, fedele al “barocchismo” sudamericano e pervaso da quel surrealismo con cui Asturias venne a contatto durante il soggiorno francese - non solo influenza artistica, ma soprattutto “atteggiamento esistenziale”, come ebbe a dichiarare l’autore stesso – Il Signor Presidente è una lettura importante e imperdibile in tutta la sua densità epica, cruda, lirica. Dal romanzo è stato inoltre tratto un film presentato a Venezia nel 1970, per la regia di Marcos Madanes.



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