Il settimo peccato

Anno 1550: Giovanni Ciocchi viene eletto Papa col nome di Giulio III. Con gli occhi di un adulto, racconta quello che ha vissuto da quindicenne, quando nel 1503 lui, giovane ricco figlio di un noto giurista, e Francescano Martino da Barga, suo Magister e inquisitore, furono convocati a Venezia. Giovanni e Martino affrontano il lungo viaggio su una lussuosa carrozza con cuscini in crine e tende di velluto, parlando di legge, filosofia, giustizia e ogni altro argomento da menti dotte. Lo scopo della missione a Venezia è il processo che vede coinvolto un valente pittore fiammingo, Jeroen Anthoniszoon van Aken, meglio conosciuto come Hieronymus Bosch. L’accusa nei confronti di Bosch è di eresia e blasfemia per il dipinto “Santa Liberata”, in cui è ritratta una donna crocefissa che pare somigliare, non solo per il suo terribile destino ma anche nei tratti del viso, a Gesù Cristo. Mentre Giovanni e Martino cercano di conoscere il punto di vista del pittore che tenta di difendersi dalle accuse, nelle calle di Venezia iniziano ad esserci dei delitti. Può un crocifisso dipinto da Giotto o Cimabue avere qualcosa di bello e vitale nonostante rappresenti un “cadavere”? E può lo stesso crocifisso dipinto però da Bosch avere al suo interno un significato “ambiguo”? Giovanni spiega a Martino che a volte “l’eccesso di luce inganna la vista e impedisce di riconoscere la realtà”…

Il pisano Carlo Adolfo Martigli porta la sua esperienza magistrale fatta a teatro come attore e regista nei suoi romanzi, rendendoli thriller impeccabili con basi storiche e artistiche solide e a cui si aggiunge un linguaggio pregiato e attento frutto dei suoi studi classici. La figura del pittore olandese Hieronymus Bosch, definito “una delle figure più affascinanti e scandalose della storia dell’arte”, è la base di un giallo storico che affascina e conquista con una trama ben definita e personaggi veritieri rendono la lettura scorrevole. Il Trittico di Santa Liberata è un dipinto a olio su tavola, formato da una parte centrale e due ante laterali e si presume sia stato commissionato da mercanti italiani fra il 1495 e il 1497. Ha un tema tragico, la crocefissione di una martire e in fase di restauro si è notata una singolarità: il viso della donna ha una sorta di barba. Martigli riesce a collegare ogni pezzo del puzzle col il passato e il presente fino ad arrivare alla soluzione dell’enigma. La Venezia rinascimentale non è solo la città in cui si svolge la vicenda ma è uno dei protagonisti con i suoi usi, costumi, personaggi, calle e piazze, con i palazzi di marmo e le raffinate maschere. Sette è il numero ricorrente: sette peccati, sette delitti, sette lettere che compongono il nome del protagonista. Non a caso è scelto il sette come numero, il numero della tradizione esoterica, considerato il numero perfetto. Martigli ci propone nella narrazione una serie di spiegazioni filosofiche senza risultare pesanti ma con umorismo e ironia. E leggendo scopriamo un riferimento a Il nome della rosa (Umberto Eco, 1980), tributo a chi ha letteralmente inventato il genere del giallo storico.



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