Il secolo dei giganti – Il cavallo di bronzo

Il secolo dei giganti – Il cavallo di bronzo

L’estate del 1451 porta assieme a un caldo torrido anche un mutamento essenziale nella storia dell’umanità. Maometto II è il nuovo sultano dei turchi Ottomani e la sua bramosia di potere lo spinge a organizzare una potentissima flotta così da espugnare Costantinopoli. Dall’altra parte del Mediterraneo intanto, viene eletto al soglio pontificio Niccolò V, il quale sembra badare più alle opere di mecenatismo piuttosto che alle richieste di aiuto dei bizantini ormai sotto assedio. In questo contesto storico, il giovane notaio ser Piero di Antonio da Vinci si trasferisce a Firenze per iniziare la sua scalata sociale, aiutato dalla facoltosa fidanzata Albiera. Crede di potersi permettere di tutto oramai, anche di violentare una giovane contadina tredicenne del suo paese natale di nome Caterina. Da questo stupro, il 15 aprile 1452 nasce quindi un figlio illegittimo e non riconosciuto dal padre: la madre decide di chiamarlo Leonardo. I nonni e lo zio paterni però accettano di prendersi cura di lui e di assecondare in tutto la sua indole curiosa e geniale. Leonardo viene perciò mandato a bottega dal celebre maestro Andrea del Verrocchio…

Il cavallo di bronzo è il primo volume della trilogia di Antonio Forcellino intitolata Il secolo dei giganti. L’autore è un esperto restauratore di arte rinascimentale e, negli anni, si è occupato perfino del Mosè di Michelangelo e le facciate del Duomo di Siena e del Duomo di Orvieto. In questo primo volume Forcellino tratta dell’infanzia e della giovinezza di Leonardo da Vinci, in un periodo storico che si pone tra il 1447 e il 1503. Sullo sfondo i vari capovolgimenti politici che l’Italia dell’epoca ha vissuto, da Firenze a Milano, passando ovviamente per la capitale pontificia. L’autore è abilissimo nel tratteggiare l’infanzia serena del genio di Vinci, del suo dualismo con Botticelli nella bottega del Verrocchio e quello successivo con Michelangelo Buonarroti. Interessante anche la descrizione del periodo milanese dell’artista e del suo rapporto conflittuale con Ludovico il Moro. Un vivido e avvincente affresco del Rinascimento, un vero e proprio atto d’amore verso un periodo storico fondamentale della storia mondiale di cui l’autore, per sua stessa ammissione “ha voluto rimettere insieme in una grande storia romanzata tutto ciò che lo aveva emozionato, raccontando per primo a se stesso gli avvenimenti che in genere si studiano in maniera troppo settorializzata”.



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