Il sangue e l’impero

Il sangue e l’impero

Un cielo grigio in tempesta, un fronte nuvoloso in aumento continuo e costante. I funzionari e dignitari imperiali, emanazioni dirette dell’imperatore transumano Sillax, signore incontrastato di ogni luogo e dei canali temporali, rimangono immobili a fissare l’aruspice. Sebbene anche lui sia un transumano, indossa un’antica toga per l’occasione. Si tratta di un rito molto importante, una tradizione che si perpetua ormai da tempo immemore. Con gesti misurati, afferra la pecora per il capo e la sgozza con un unico taglio. Ne estrae il fegato con rapidità e sicurezza, l’indifferenza dovuta alla pratica. Qualcuno distoglie lo sguardo, altri rimangono in attesa del responso. Perfino l’imperatore non può sottrarsi al rito della divinazione, il progetto è troppo importante… Alan Costa è uno molto bravo nel suo lavoro, fin troppo bravo. Cecilia, la sua ex, l’ha cacciato di casa proprio per quello: non sopportava di essere meno importante del suo lavoro. Del resto, gestire una squadra di esattori ematoriali non è uno scherzo, richiede molto impegno e dedizione. Non tutti si lasciano tirar via il sangue dai BloodBusters senza piantar grane, ci vuole talento per essere un bravo esattore. A volte nemmeno quelli bravi riescono con certi evasori totali. È il caso di Anissa Malesano...

Questo volume del 2015 avrebbe dovuto essere importante per la storica collana Mondadori. Non era mai successo che due autori si aggiudicassero ex aequo l’ambito “Premio Urania” e, per giunta, presentando addirittura romanzi brevi dalla lunghezza inferiore a quella stabilita dalle stesse regole del concorso. Ma, si sa, dopotutto l’ultima parola spetta all’editore. È lui a decidere fra i testi più validi l’opera che può avere le migliori possibilità di incontrare il gusto dei lettori in edicola. Sfortunatamente, come è già accaduto altre volte nella storia del premio, la scelta non è stata felice. Sandro Battisti, fra i fondatori del Connettivismo e presente ormai da anni nel panorama della Fantascienza italiana, propone l’ennesima storia dell’Impero connettivo: L’impero restaurato. Una sorta di fumosa rivisitazione dell’Impero romano spogliato dei classici valori della Roma antica e rivestito di inverosimili tecnologie quantistiche dirette al controllo dei flussi temporali. Come in altri suoi scritti, Battisti continua a insistere su un linguaggio poco diretto e spesso involuto. Anche la trama, lungi dal decollare, si infittisce e diventa sempre più ostica e nebbiosa perdendosi infine in un nulla di fatto. Francesco Verso, già vincitore del “Premio Urania” nel 2009 con il romanzo E-Doll e fondatore della nota etichetta Future Fiction, tenta di esplorare nuovi territori narrativi con BloodBusters. Si tratta di un romanzo breve dal soggetto interessante: un futuro molto vicino in cui il sangue viene considerato moneta sonante. Un gioco di ribaltamenti linguistici e concettuali, ormai consueto per le storie di Verso, che tuttavia risulta abbastanza superficiale e a tratti fumettistico. Verso sembra quasi voler prendere in giro il lettore, “impapocchiarlo” con qualche trucco da bravo mestierante. L’equivoco sangue-soldi, pur incastonato in uno stile dinamico e ben misurato, risulta fine a se stesso, privo di un messaggio portante. Più fumo che arrosto.



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