Il mondo sapeva

Il mondo sapeva
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Come la figura di Primo Levi e Anne Frank, anche quella di Elie Wiesel appartiene ormai al passato. E non a un passato qualsiasi, ma a quello dell’orrore dell’Olocausto, un passato che è stato il “regno maledetto del filo spinato, della caccia all’uomo, dell’oppressione dello straniero, del disprezzo e della negazione dell’altro, della volontà di annientamento”. Oggi, nonostante siano passati più di 70 anni e la Seconda Guerra Mondiale con i suoi errori e orrori sembri distante, quel passato fatto di angoscia e di paura sembra tornato in auge. Nuove sono le leggi contro l’immigrazione, la libertà d’espressione sembra non essere più garantita, le “voci fuori dal coro” sono bersaglio di denigrazione, il nuovo fanatismo estremo e tutto appare come uno spaventoso déjà-vu. Ed è proprio in questo nuovo scenario che il passato deve tornare al suo ruolo di modello e di guida. Se prima era concesso distogliere lo sguardo, arrivando addirittura ad additare i sopravvissuti in virtù del loro ruolo di monito, adesso “sarebbe inumano non voler mantenere in vita per la storia, per i figli e quindi per il futuro, le immagini e i ricordi di un passato marchiato dal fuoco e dalla cenere”. È l’oblio a recare il disonore – non la memoria – perché cancella oltre a quello che fu, anche quello che sarà…

Elie Wiesel, premio Nobel per la pace nel 1986, fu deportato ad Auschwitz e poi a Buchenwald con la famiglia. Unico sopravvissuto, dedicò tutta la sua vita a trasmettere la memoria dell’Olocausto, nonostante sia stata messa in discussione la veridicità della sua esperienza. Al contrario della sua più celebre opera La notte, questo libro non descrive l’orrore ma si interroga sul suo senso partendo dalla domanda: cos’è il passato, per me? Una parabola che parte dall’importanza della memoria nella tradizione ebraica per giungere all’importanza e all’impossibilità di non continuare a gridare al mondo l’orrore di cui si è macchiato. In Ombre lunghe del passato, Wiesel si interroga e interroga il lettore sul ruolo del testimone. Il mondo chiede al popolo ebreo di “girare pagina” di concedere una nuova possibilità di riscatto, ma se si cancella la memoria, con quali conseguenze? Un interrogativo che trova risposta nella seconda parte, Il mondo sapeva, che dà il titolo all’intero volume. La memoria del passato non è cancellabile come non lo è la scoperta della conoscenza, del mondo esterno ai campi di sterminio, dell’orrore che avveniva all’interno. Come il pazzo protagonista del racconto che Wiesel scrisse nel 1968, che pur massacrato di botte da una SS non riesce a smettere di cantare e pur volendo morire per porre fine alla sua sofferenza continua a rimanere in vita perché quello è il suo dovere nei confronti della Storia, allo stesso modo i sopravvissuti all’Olocausto hanno il dovere – e non più solo il compito – di fungere da ponte verso il futuro. Per ricordare che quell’orrore è avvenuto.



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