Il mistero del cadavere sul treno

Il mistero del cadavere sul treno

Valdiluce (in area Abetone pistoiese). L’ingegner Tommy Bolton, alto e grasso, pelato e vestito da città, si è piazzato nella suite 23 dell’Hotel Savoia e si muove determinato sulle tracce di Olimpia Carlini, scialba impiegata postale dalle strane abitudini. Ha idee turpi in prospettiva, intanto la segue e la spia. Le vedette clandestine del paese se ne accorgono ma, come al solito, non ne fanno parola. E la polizia locale è concentrata sull’indagine seguita al rinvenimento del cadavere di Franca Berti, sensitiva e moglie diciassettenne dell’ex fotografo eccentrico Alain Bonnet, che peraltro dall’una alle cinque di ogni notte si reca con proprie chiavi nella villetta di Olimpia, come suggerito da una lettera anonima (odorosa di Chanel numero 5) della solita Miss Coccoina. L’ispettore di polizia Marzio Santoni, detto Lupo Bianco, magro e atletico, agile e veloce, gran fico solitario e indigeno, occhi azzurri e lunghi capelli biondi, olfatto magico, convivente con animali vari (sempre aggiunti) e Angela Maria (da poco), si sente frastornato. Fra l’altro si avvicinano due eventi pubblici straordinari: la discesa libera maschile della Coppa del mondo di sci e l’inaugurazione della linea ferroviaria Valdiluce - Val di Pozze, per la quale stanno rimettendo in funzione una mitica locomotiva e i vagoni rossi. A un certo punto viene pure fuori che Bolton era l’inventore tecnico dell’illegale operazione Open Eyes, telecamere inserite nel decoder di alcuni abbonati a un colosso mondiale della pay-TV: delitti e affari intorbidano l’aria di montagna...

L’autore e regista televisivo Franco Matteucci, romano d’adozione e docente napoletano, dopo vari successi (e premi) letterari, è al settimo romanzo (dal 2013) della simpatica fortunata serie gialla, non il migliore. La narrazione è in terza varia su protagonisti buoni e cattivi nelle efferate scene dei crimini, comunque soprattutto su Santoni, rude splendido responsabile del posto di polizia dell’immaginaria mitica Valdiluce, uno con un arretrato di cinque mesi di ferie e che non ama mare e spiagge nemmeno se si tratta di Dubai e Tobago. Il romanzo servirà a svelare i colpevoli ma anche altri misteri della cittadina. La dedica è alla “marmellata di mirtilli dell’Abetone”, tutto il testo punteggiato d’amore per le vette e per il freddo. Il delitto in treno avviene quasi alla fine e il titolo così come la copertina appaiono abbastanza forzati, per quanto locomotiva antica e fochista, vittima donna e sangue siano spesso al centro della scena. Sembra quasi che il romanzo sia stato chiuso un po’ più di fretta del solito, arzigogolato e poco credibile su temi e ambienti comunque interessanti. Tanti bevono di continuo vini rinomati con precisione e Ginpin; inoltre Valdiluce entra nel Guinness dei primati per la più grande quantità prodotta di vin brulé al mondo, 2106 litri.



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