Il fantasma

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Lorenz Lubota ora vive in un piccolo villaggio della Valle di Hirschberg. Un posto tranquillo, dove nessuno lo conosce. La moglie e il suocero l’hanno cercato proprio per questo, non volevano che “di continuo la gente avesse motivo di parlare delle sue sbandate”. A Breslavia troppi ricordi, troppi fantasmi. A causa di quanto è successo in quella città Lorenz si è fatto sei anni e quattro mesi di carcere. A causa di Veronika Harlan, la figlia tredicenne del commerciante di ferramenta. Di lei gli rimane una fotografia, nessuno sa che lui ce l’ha, tantomeno sua moglie e suo suocero. La tiene ben nascosta, la foto, ma ogni tanto la tira fuori e la guarda. Veronika. La prima volta che l’ha vista, una tarda mattinata del maggio 1900, lui era solo un giovane scrivano municipale e lei una bambina. Accompagnata dalla sua governante, giocava di fronte al Municipio di Breslavia, vicino alla colonna del supplizio. Lui era un ventiseienne troppo serio e troppo timido, manteneva la madre, il fratello e la sorella con il suo stipendio e a lui, da quando il padre era morto d’infarto, la madre si “aggrappava come una che sta per annegare”. Lorenz aveva visto la bambina ed era stato travolto dall’emozione, tutto gli sembrava improvvisamente diverso. Cercare di sapere chi era quella creatura dall’aspetto di un angelo diventò per lui un’ossessione…

Figlio di tessitori caduti in povertà, garzone di uno zio agricoltore, autodidatta, studente di belle arti a Breslavia e a Roma (dove, con scarso successo, intraprende per un po’ la carriera di scultore), dopo il suo ritorno in Germania Gerhart Hauptmann inizia a pubblicare testi teatrali, fino a diventare un drammaturgo molto apprezzato. Nel 1910 il suo esordio come romanziere, coronato da un lusinghiero successo, tanto che nel 1912 viene insignito del premio Nobel per la letteratura. Di simpatie socialiste, non manca mai di dare ai suoi testi una fervida coloritura sociale, e questo lo rende probabilmente la figura principale del movimento letterario denominato Naturalismo. L’avvento del Nazismo lo fa diventare in pochi anni – da fervido sostenitore della democrazia tedesca che era – ammiratore delle pratiche eugenetiche del regime di Hitler, che lo inserisce ben volentieri tra “i grandi vecchi” della letteratura patria e lo omaggia in più occasioni. La fine della guerra lo sorprende a Berlino (dopo che è sopravvissuto al terrificante bombardamento di Dresda): bollato come collaborazionista dagli Alleati, trova invece braccia aperte nella Germania sovietica, in nome forse del suo passato socialismo o forse solo per necessità di consenso da parte del nuovo regime. In ogni caso Hauptmann ha poco tempo per interrogarsi sui motivi di questa accoglienza, perché muore nel giugno 1946 per una brutta polmonite. Questo Il fantasma, pubblicato sul “Berliner Illustrierte Zeitung” nel 1922 e lo stesso anno portato sul grande schermo da Friedrich Wilhelm Murnau con travolgente successo, con modernissima ferocia e con raffinatezza profonda indaga nei segreti di un uomo e nelle ipocrisie dei suoi rapporti familiari. Ispirato a quanto pare dalla relazione che lo stesso Hauptmann – che già aveva lasciato la moglie per sposare l’attrice Margarete Marschalk qualche anno prima – ebbe per circa due anni con l’attrice sedicenne Ida Orloff, che nel diario 1906 dello scrittore viene descritta come una ninfa torbida e innocente al tempo stesso, il romanzo racconta una esperienza erotica che diventa “una strada senza ritorno e dagli esiti tutt’altro che certi”, come fa notare Giovanni Tateo nella sua postfazione: è un tema che tornerà più volte nella scrittura di Hauptmann e che probabilmente era parte fondante del suo approccio alla sessualità.



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