Il delitto di Kolymbetra

Il delitto di Kolymbetra

Lamanna e Piccionello, sempre insieme come Gianni e Pinotto, dalle passerelle del Lido all’Isola – inteso come quartiere glamour di Milano. Eh già, l’escursione al Festival del cinema e la susseguente apertura di una pagina social hanno fatto sì che una vecchia fiamma di Peppe lo abbia contattato, o meglio abbia scritto in chat e il messaggio sia stato riportato al nostro eroe che con l’informatica non va proprio d’accordo, per invitarlo al vernissage della sua galleria d’arte. Va da sé che il latin lover insito nella mente di Piccionello si è ringalluzzito e lui ha organizzato una gita nella capitale meneghina. Lamanna ovviamente lo accompagna, tanto più che a Milano ci vive Suleima e un’ottima occasione non si perde mai. Sulla riuscita della reunion di Piccionello stendiamo un velo e seguiamoli di nuovo in Sicilia, dove Lamanna scopre che le coincidenze esistono. Accursio Sabella, direttore di LiveSicilia, vuole fare (e ha già gli sponsor), una serie di servizi sui luoghi della Sicilia che sono patrimonio dell’Unesco. Mentre Saverio finge di pensarci, riceve un messaggio: Suleima gli comunica che sarà per lavoro a Favara, e la Valle dei templi ‒ guarda caso ‒ è proprio patrimonio dell’Unesco. Se non è una splendida coincidenza questa! E siccome le cose vanno sempre come devono, mentre Lamanna fa i servizi da inviare e Piccionello organizza un incontro con dei suoi parenti quasi scomparsi, il famoso archeologo Demetrio Alù, sul punto di fare una scoperta eccezionale, viene ucciso e ovviamente i due sono coinvolti nelle indagini...

Gaetano Savatteri, giornalista e scrittore, è autore di svariati saggi e romanzi. Dal 2014 ha iniziato la serie dedicata a Lamanna e Piccionello, dapprima apparsi nei racconti inseriti nelle raccolte Sellerio e dal 2016 diventati protagonisti di romanzi. Gialli, come da tradizione delle raccolte, ma lo stile è tutt’altra cosa. Fermo restando che i plot sono assolutamente coerenti e ben studiati, quello che salta all’occhio è l’impianto strutturale, il continuo intersecarsi di Lamanna, giornalista e scrittore, con Savatteri che gli dà voce. O forse è Savatteri che si insinua in Lamanna, rimane il fatto che l’uno esprime i pensieri dell’altro con sapienza e ironia. L’amore disincantato per una Sicilia che potenzialmente ha tutto e nella realtà deve limitarsi ad essere una terra di confine in cui tutto pare diverso, in cui la bellezza la Storia la gastronomia sono in qualche modo ferme al palo, sopraffatte da una mollezza e una sorta di rassegnazione, viene espresso con lo sfottò, una bonaria e affettuosa presa in giro degli atteggiamenti. Non sono da meno i paesaggi, la dolce intimità di Màkari, lo splendore della Valle dei Templi contrapposta al surreale paesaggio del Bèlice ricostruito dalle archistar, completamente avulso dalle necessità della gente. Paradossali sono anche i rapporti umani fra Lamanna e Piccionello, la fidanzata e il padre: anche qui l’affetto è espresso sempre con battute e prese in giro. Ciononostante arrivano forti e chiari al lettore i sentimenti, che sono puliti e sinceri al di là di ogni dubbio. Si ride con degli ottimi gialli (perché non c’è solo l’omicidio), si riflette e, come sempre, si finisce di leggere troppo in fretta.



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