Il catechismo della pecora

Il catechismo della pecora

Sardegna, giugno 2017. Nel tranquillo paesino provinciale di Narghilé, il vecchio maestro delle elementari Marcellino Nonies è convocato dai carabinieri – il maggiore Achille Pantognostis e il brigadiere Tigàssu – in quanto Mariàca Tidòngia ha indicato la sua abitazione come luogo dove essere sottoposta al regime di sorveglianza. La signora in questione è stata, ad inizio degli anni ’70 e per un breve lasso di tempo, un’alunna di Nonies: con la madre morta in seguito al parto e il padre perso in età adolescenziale, la bambina ha sempre dovuto cavarsela da sola e si è appassionata alla pastorizia, attività che le dà un senso di libertà. Più volte scappata da scuola durante le elementari perché poco avvezza ad essere confinata per più di qualche ora in un luogo chiuso, Mariàca è comunque riuscita a legare con il suo maestro Marcellino. Il loro rapporto si è interrotto bruscamente all’età di quindici anni, quando lei, incinta da padre ignoto, è partita per cercar fortuna. Ora Mariàca è tornata nel suo paese natale ed ha l’obbligo di presentarsi regolarmente a firmare in questura, eppure è da qualche giorno che l’anziana signora viene meno al suo dovere. Nonies, interrogato al riguardo, afferma di non saperne nulla, e queste sono le ultime parole che scambia con qualcuno: qualche giorno dopo viene trovato morto in casa, un suicidio apparente e quanto mai inaspettato, che giocoforza fa scattare le indagini delle forze dell’ordine…

Nom de plume di Matteo Locci, Gesuino Némus è uno scrittore sardo che prima di darsi alla scrittura ha fatto ben “ventotto lavori, dal contadino all’attore all’operaio all’editor per le case editrici”, finché nel 2015 se n’è uscito con il suo romanzo nel cassetto La teologia del cinghiale, che gli ha fruttato il Premio Campiello Opera Prima, il premio John Fante e la finale del Premio Bancarella. In seguito sono usciti I bambini sardi non piangono mai e Ora pro loco. Il catechismo della pecora, ambientato nell’ex-provincia dell’Ogliastra, tra i paesini immaginari di Narghilé e Telévras, è quindi il quarto romanzo dello scrittore isolano. Se lo si cataloga come “giallo” e/o come “thriller” è solo perché in esso ricorrono determinati aspetti (indagini, omidici, colpi di scena, suspense, e via dicendo) che sembrano caratterizzarlo maggiormente. Nella realtà dei fatti Il catechismo della pecora appartiene a tutti i generi e a nessun genere: è un fluido che sa adattarsi alla forma che il lettore gli vuole dare, ma che, allo stesso tempo, preserva delle peculiarità che lo rendono unico. In esso ci sono la Sardegna, i suoi magnifici paesaggi, i suoi banali luoghi comuni – l’amore per gli animali, l’ignoranza, la pastorizia –, i suoi prodotti tipici – il cannonau, la frègula, l’Ichnusa. E poi ci sono i sardi: indipendentisti, bombaroli, fieri, tradizionalisti, generosi ed ospitali. Gesuino Némus conosce sia la propria terra che i suoi abitanti, e se ne serve per creare una storia originale, ironica – a tratti sembra di leggere i romanzi del BarLume di Malvaldi –, che si prende gioco un po’ di tutto: delle tradizioni, della gente, dell’amore e della morte.



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