Il bambino silenzioso

Il bambino silenzioso

A Bishopstown, piccola località della campagna benestante inglese, si abbatte uno dei peggiori nubifragi che la popolazione ricordi. Le strade sono allagate e piene di fango e il piccolo ponte che collega le due sponde del borgo è del tutto impraticabile. Emma, giovane ragazza madre di famiglia, sfidando le intemperie decide lo stesso di andare a scuola a recuperare suo figlio di sei anni. Aiden, la luce dei suoi occhi e l’unica ragione della sua vita. Quando la giovane donna arriva a scuola, però, la preside le comunica che Aiden è scomparso, forse per una distrazione della maestra che stava cercando di mettere tutti i bambini in salvo in una unica aula. Emma è distrutta. Nonostante le ricerche e la mobilitazione generale di Aiden viene rinvenuto solo il suo cappottino rosso, macchiato di fango e trasportato dalla corrente del fiume che attraversa Bishoptown. La vita di Emma, già gravemente provata, precipita nel buio e nel baratro più totale quando anche i suoi amati genitori vengono a mancare in un bruttissimo incidente d’auto. E si sfiora la tragedia anche per lei. A salvarla è il suo ex insegnante, un uomo formale e meticoloso che la riporta alla vita, le trova un lavoro, la sposa e diventa il padre della seconda figlia che Emma sta aspettando. Ma dopo dieci anni Aiden ricompare dal nulla. Nei pressi della foresta che circonda Bishoptown. È un ragazzo di sedici anni, fortemente provato nello spirito e nel corpo, è stato sessualmente abusato e ha gravi deficit. Ma soprattutto Aiden è completamente silenzioso. Comprende tutto quello che gli si dice ma non parla. Con nessuno. Dove è stato? Chi l’ha tenuto prigioniero? Chi ha abusato di lui?

“Guardavo l’espressione spenta e assente di mio figlio e non provavo altro che paura”. Sarah A. Denzil confeziona un thriller mozzafiato in cui la paura è tangibile e percepibile a ogni pagina. Chi legge sa che c’è qualcosa di oscuro che circonda la protagonista, la sua esistenza, le sue decisioni ma non riesce a dare nome a questo qualcosa. È come se per tutto il romanzo ci fosse una nebbia crudele che imprigiona madre e figlio e li schiaccia a terra, soffocandone azioni e pensieri. Il bambino silenzioso è scritto con una tale semplicità narrativa che non si riesce a smettere di leggerlo, perché è come se la storia venisse raccontata al lettore in tempo reale da una persona fisica. Si smette di pensare all’oggetto libro in sé e ci si lascia trasportare unicamente dalle parole. E si fanno illazioni su tutto e su tutti. Questo rende l’intero romanzo della Dezil un ginepraio di colpevoli e presunti tali e ogni personaggio assurge di volta in volta al ruolo di “mostro”, perché l’autrice fa sì che di nessuno si pensi realmente bene. Sicuramente un grande esercizio di stile narrativo, che trasforma un normale thriller in una sfida tra autore e lettore. Molto accurate e interessanti anche le descrizioni dei luoghi; della campagna inglese, della natura che contribuiscono a rendere misteriosa l’intera vicenda. Un romanzo da divorare per poi leccarsi anche le dita.



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