Fiaba di morte

Fiaba di morte

Rudolf Horowitz osserva le acque plumbee dell’Aar assaporando la brezza fresca del mattino seduto davanti alla finestra del suo appartamento. Infila le mani nel sacchetto di carta che tiene in grembo alla ricerca delle briciole di pane da gettare ai colombi che attendono fiduciosi sulla ringhiera del balcone di sotto quando una telefonata inaspettata lo interrompe: conosce quel numero di telefono e sa che se si sono decisi a rivolgersi a lui, che da anni ormai non è più in servizio, la situazione deve essere veramente grave. E in effetti poco dopo un furgoncino della polizia lo preleva direttamente a casa; Horowitz ha giusto il tempo di tirare fuori una vecchia valigia impolverata e buttarci dentro qualche indumento, la macchina fotografica ed il suo inseparabile dittafono. Destinazione l’Untertorbrücke, il più antico ponte di pietra di Berna; è lì che scivolando fuori dal furgone della polizia con la sua sedia a rotelle si imbatte in Berger, procuratore del cantone di Berna e vecchia conoscenza di Horowitz. C’è un gran via vai di agenti, tecnici e uomini della scientifica sotto la prima campata del ponte; l’odore di acqua putrida è pungente e l’aria gelida. Ma quello che impressiona Horowitz è la vista del cadavere. Una donna nuda, sulla cinquantina, pende appesa per la lunga capigliatura, gli occhi mancanti perché già mangiati dai corvi che svolazzano agitati da un pilone all’altro del ponte. Quello che Horowitz scorge sull’addome della povera vittima lo induce a sospendere subito ogni rilievo e a far chiamare immediatamente l’ex collega e amico Maarten S. Sneijder...

Secondo thriller di Andreas Gruber che ha come protagonisti il profiler olandese Maarten S. Sneider e la giovane collega Sabine Nemez (nel primo Sentenza di morte, i due erano alle prese con un maniaco ossessionato dalle opere di Dante tanto da tatuarne alcune scene sulla schiena delle proprie vittime), Fiaba di morte conferma – se mai ce ne fosse bisogno – l’agilità narrativa dello scrittore austriaco, la conoscenza profonda delle regole per costruire un ottimo romanzo thriller e soprattutto la capacità di farlo senza mai cadere nella banalità, nel déjà-vu. Gruber supera a pieni voti la prova costruendo una trama, per altro ricca e piena di colpi di scena, sulla contrapposizione classica profiler- serial killer, strada molto battuta e per questo terreno infido da percorrere che qui diventa, invece, punto di forza grazie anche allo stile pulito, alle descrizioni accurate dei paesaggi e delle scene del crimine, alla fine caratterizzazione psicologica dei personaggi – fra i quali spiccano soprattutto le figure femminili, mai in secondo piano per capacità e determinazione (ottime le sezioni riguardanti gli incontri di terapia di gruppo tenuti dalla psicologa Hanna Norland nel penitenziario psichiatrico di Steinfels) ‒ e al ritmo mai fiacco che tiene letteralmente il lettore incollato alle pagine anche quando ormai si è intuita l’identità dell’assassino.



0
 

 

 

 
 
 
 

Potrebbero piacerti anche

Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER