EST

Fine dell’inizio del ventunesimo secolo. Gianluigi ha quarant’anni e si guadagna da vivere come fotografo. Salta da un lavoro all’altro, passa in rassegna le occasioni che la sua professione gli presenta. È a Londra, deve realizzare degli scatti per “Another Magazine”, la rivista fondata dal suo amico Jefferson Hack. Si trova in una camera d’albergo quando riceve un messaggio da Chung-Kuo, “una specie di Karl Lagerfeld cinese”: deve presentarsi a Piccadilly 99, a mezzanotte. Nulla lo insospettisce, anche perché i loro appuntamenti sono soliti essere fissati in maniera improvvisa e agli orari più improbabili, la mattina presto o la sera tardi. Con dieci minuti di anticipo è al luogo stabilito, nessuno si palesa davanti al portone ma a un certo punto sente una voce bisbigliare con accento verosimilmente russo. Quando fa il nome del suo potente amico cinese, il portone si apre e rivela uno scenario fino ad allora insospettato: mura color carta da zucchero, colonne di marmo, tendaggi cremisi, due uomini vestiti con abiti militari, quattro stendardi di enormi dimensioni raffiguranti Marx, Lenin, Stalin, una commemorazione della vittoria sui tedeschi. In sottofondo, una musica che sembra perfetta per accompagnare un film muto. Tutto, a ben vedere, sembra teletrasportato lì da un’altra epoca. È un regno perfetto, una sorta di microcosmo che basta a sé stesso, una ricostruzione fedele di un ufficio pubblico sovietico di epoca staliniana. Una signorina gli si rivolge in inglese e gli presenta Igor, il demiurgo del progetto Ver, ispirato a Vladimir Ivanovich Vernadskij, uno dei più grandi scienziati dell’Unione Sovietica…

Nel Progetto Ver di cui si parla in questo romanzo, viene costruito dal nulla un istituto scientifico, un mondo in tutto e per tutto dove obbedire a leggi precise. Ci sono veri scienziati, ma anche decine di altre persone. Il tutto viene filmato. Nessuna interpretazione, ma naturalismo estremo. Improvvisazione, non il meccanico rifarsi a una sceneggiatura. Questa è la vicenda narrata da Gianluigi Ricuperati in EST (curiosamente ambigua come parola, usata come sinonimo di oriente se associata agli scenari sovietici di cui il libro parla e come terza singolare del verbo essere in latino), ma l’autore attinge alla straordinaria esperienza realmente accaduta e alla quale ha potuto assistere nel 2008: il regista russo Ilya Khrzhanvosky, infatti, ha davvero dato vita a un progetto di cinema-verità, e lo ha chiamato DAU Freedom . Si trattava di un’installazione artistica che riproduceva nelle più minime fattezze l’Istituto di Fisica di Mosca, centro di ricerca segreto dove operò negli anni del tra gli altri il Nobel Lev Landau. Questo ha significato scegliere centinaia di persone come “comparse” per l’opera di Khrzhanvosky, con la partecipazione fra gli altri di Marina Abramović, Brian Eno e Massive Attack e la produzione di 700 ore di filmati. Il Gianluigi io narrante, a differenza del Gianluigi persona fisica, non è un giornalista ma un fotografo di fama; questo cambiamento del medium è la prima differenza fra realtà e narrazione. La cosa sorprendente è la naturalezza con cui la vita sembra svolgersi: è teatro, ma non è teatro, non trasuda alcuna impressione di finzione e costruzione, perché la vita non può essere artefatta. Ricuperati, già autore di Il mio impero è nell’aria (minimum fax, 2011), La produzione di meraviglia (Mondadori, 2013) e La scomparsa di me (Feltrinelli, 2017), è il secondo autore affermato a entrare nel mondo della narrativa Tunué, dopo Giordano Tedoldi. Tutta la collana ha stabilito programmaticamente di basarsi sullo sconfinamento e ha accolto negli anni nel suo catalogo romanzi a tinte oniriche e gotiche. Qui nonostante la vicenda narrata sembri travalicare i limiti dell’ordinario c’è un’adesione quasi naturalistica a un’esperienza vissuta, per quanto questa possa risultare sui generis e particolarissima. Quello che accomuna i due Gianluigi – Ricuperati e il suo personaggio – è l’approccio per così dire cross-mediale e metanarrativo alla vita e al reale, perché l’installazione abbraccia tutti gli ambiti dell’arte. Sullo sfondo, o meglio in una sorta di linea di trama parallela che si svolge indipendentemente dalle vicende di Ver e Igor, le vicende private e familiari del protagonista, quarantenne con un matrimonio sull’orlo del fallimento. La sensazione è che l’autore punti proprio ad affiancare due romanzi scissi, come scisse e distinte restano le vite dentro e fuori da Piccadilly 99.



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