E i figli dopo di loro

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Anthony ha quattordici anni, un occhio sbilenco fin dalla nascita che gli dà un’aria tutt’altro che rassicurante e un carattere rissoso. Vive a Heillange, un posto dimenticato da Dio nel mezzo della Lorena, dove Parigi è un’illusione troppo lontana per essere raggiunta e il Lussemburgo si è trasformata nella terra promessa di chiunque debba mettersi in salvo dalla crisi. È il 1992 e la comunità di Heillange arranca a stento: dopo il fallimento di una grossa fabbrica, la città e i suoi abitanti sembrano aver perso colore e calore e ognuno cerca di tirare avanti come può. Anthony, dal canto suo, vive al limite della legalità tra scoppi d’ira, tensioni familiari e lo spaccio di droga. Cerca di evadere, ma senza mai scappare davvero, limitandosi a fumare con il cugino e a correre dietro alle ragazze, come un adolescente qualsiasi. È proprio durante una festa che si imbatte in due suoi coetanei che lo seguono passo passo nel corso della sua crescita, tra incontri casuali e riappacificazioni. Uno è Hacine, figlio di due immigrati marocchini, spaventoso e attratto al tempo stesso da una vita fatta di traffico e piccoli furti, con il sogno di diventare un grande boss. L’altra è Stéphanie, la ragazza più bella della scuola, di buona famiglia, ma senza troppe aspirazioni. Una di quelle che ottiene sempre ciò che vuole, ragazzi compresi. Ma cos’hanno in comune i tre giovani? Il desiderio di rivalsa, di scappare lontano e lasciarsi Heillange alle spalle, di una vita diversa – ma non sempre migliore – rispetto a quella che gli è stata promessa dai genitori…

Leggendo E i figli dopo di loro si ha l’occasione di percorrere gli anni Novanta, in un percorso di formazione che si snoda tra il ’92 e giunge fino al ’99. Assistiamo a diverse fasi storiche ed economiche della provincia francese che Mathieu ha saputo raccontare con una precisione da microscopio: dalla grande crisi di inizio decennio fino al sorgere dei centri commerciali, alla rivoluzione tecnologica e alla rinascita del turismo laddove il turismo non c’era mai stato. Il romanzo ci mette un po’ a decollare, complice anche una prima parte incentrata solo su Anthony, in cui il lettore aspetta con curiosità di vedere come si intrecceranno le vite dei tre ragazzi. Lo stile è verosimile rispetto ai temi che l’autore francese vuole raccontare, pieno di volgarismi e linguaggio grezzo soprattutto nella prima metà, a immagine e somiglianza degli adolescenti che sta raccontando. Le realtà raccontate sono dure, ma molto attuali: il fascino della droga tra i giovanissimi, le manie di onnipotenza, le tensioni che sfociano fin troppo facilmente in conflitto. Attenzione però, non si parla solo di figli, così come ci anticipa il titolo. Mathieu fa un ritratto sociale di come, molto spesso, certi figli prendano la strada sbagliata a causa di una situazione familiare difficile, tra separazioni e abuso di alcool. Insomma, un’adolescenza ben lontana dall’essere patinata, che incuriosisce il lettore, aprendogli gli occhi su temi attuali, che lasciano l’amaro in bocca. Un buon romanzo, la cui pecca è però una prima metà molto poco scorrevole, che stenta a prendere il volo.



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