Cuori di seppia

Cuori di seppia

È una mattina come tante quella in cui un trentenne senza nome perde l’ultimo legame di sangue che ha al mondo. Vittoria, la nonna, è stata trovata senza vita nella sua villa, seduta in poltrona, col viso rigato dalle lacrime e stretta tra le mani una lettera proveniente dal Belgio. Nella missiva la si informava che Laure Berdych, donna di cui aveva chiesto informazioni, è morta diversi anni prima. È la vecchiaia la causa del decesso di nonna Vittoria, una dipartita rapida e indolore a sentire il medico, e sebbene il nipote per certi versi ne sia rincuorato, per altri non riesce a darsi pace. Perché Vittoria ha pianto, in punto di morte? E chi è Laure Berdych? Il protagonista è convinto che le due cose siano collegate, e non riesce a smettere di pensare alla donna misteriosa che parrebbe avere avuto un ruolo tanto importante nella vita di Vittoria. Comincia allora una ricerca, va a caccia di fantasmi di un passato che gli è sconosciuto ma che sente appartenergli, e si mette sulle tracce di Laure, una donna che parrebbe quasi aver inconsapevolmente lasciato dietro di sé una lunga, lunghissima fila di briciole. Comincia le sue indagini nel piccolo agglomerato in cui viveva la nonna, domandando in giro e chiedendo udienza ai pochi superstiti di quegli anni. Le risposte che ottiene lo conducono a un tempo lontano, a un nome, quello del dottor Jerome Berdych, e a un luogo, l’ospedale psichiatrico “Santa Caterina”. È lì che Jerome avrebbe lavorato per alcuni anni, è lì che Laure avrebbe passato del tempo come paziente ed è lì che Vittoria l’avrebbe conosciuta. La storia si infittisce, i dettagli si fanno più sfaccettati e il protagonista decide di scavare fino in fondo, sbrogliare la matassa che lega la nonna a Laure. Per farlo vola in Belgio per parlare con Jerome, vecchio e malato, e lì trova l’inatteso e fondamentale aiuto della giovane moglie del dottore…

L’esordio di Filippo De Matteis, trentaseienne leccese, non avrebbe potuto essere più felice. A una trama ben congegnata e particolareggiata si aggiunge uno stile limpido e scorrevole, che non si inceppa mai e che si distingue per un uso chiaro della parola, uno stile che non si sbilancia, sfiorando l’anonimato senza però sconfinarvi. Insomma, nel complesso Cuori di seppia è un buon romanzo. Colpisce per diversi aspetti, ma sicuramente il più formidabile è quello della trama, un crocevia tra generi letterari differenti che piace per la sua complessità e tiene il lettore incollato alla poltrona. De Matteis e il suo romanzo ricordano un po’ lo svizzero Joël Dicker per il finale sorprendente, un po’ la svedese Camilla Lackberg per le atmosfere cupe, e un po’ l’italiano Donato Carrisi per l’intreccio della storia e la complicata psicologia dei personaggi. Un romanzo composito che fin dalle primissime pagine stuzzica la curiosità di chi legge e che una volta preso il ritmo galoppa a briglia sciolta, dotato di una trama complessa e ricca, pregno di mistero e costruito con eleganza. Un romanzo, verrebbe da dire se non fosse un’espressione davvero abusata, da leggere tutto d’un fiato.



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