Cronaca di un crollo annunciato

Cronaca di un crollo annunciato

Estate 1989. Il mondo è in fermento per la caduta del muro di Berlino, mentre a Genova si dibatte solamente sulla costruzione di una tangenziale che deve collegare le autostrade al centro della città partendo dall’entroterra. Tutte le principali vie di circolazione verso e dal capoluogo ligure sfociano inesorabilmente sul Ponte Morandi, un miracolo architettonico figlio del boom economico di fine anni Sessanta. Un manufatto ardito, con campate e stralli a strapiombo su una valle industriale piena di fabbriche, raffinerie ma anche quartieri urbani vecchi e moderni costruiti sulle colline. Il tutto a centodieci metri d’altezza e inaugurato con grande orgoglio dal presidente socialdemocratico Giuseppe Saragat. Alla fine degli anni Ottanta il traffico sul Morandi è sempre più frenetico, soprattutto di camion a pieno carico che viaggiano senza sosta, toccando il record di circa un milione l’anno. Solo la Bretella potrebbe alleggerire un carico di passaggio oramai giudicato dai più, tecnici dell’ANAS in testa, veramente insostenibile. A soli ventidue anni dalla sua inaugurazione il Ponte Morandi già vacilla e lo stesso Riccardo Morandi lo sostiene con forza con lettere, denunce e preghiere continue al fine di tenerlo monitorato il più possibile e che venga trovata una soluzione alternativa quanto prima. La politica però, in quasi trent’anni, non si muove e il 14 agosto 2018 succede l’irreparabile…

In seguito al crollo del Ponte Morandi, avvenuto alle 11.36 del 14 agosto del 2018, in molti abbiamo pensato di averla scampata per un soffio. Questo perché il Morandi non era solo un semplice ponte ma il vero e proprio accesso alla riviera da tutto il nord Italia, che si tratti di vacanze o di viaggi di lavoro. Una tragedia enorme che sarebbe potuta essere ancora peggiore se non fosse stata la vigilia di Ferragosto per esempio, o ancora se il ponte fosse caduto sui condomini e non sul letto in secca del torrente Polcevera. Una catastrofe che ha cambiato l’Italia e Genova per sempre ma che ha permesso anche a un intero popolo di unirsi per ripartire. Una tragedia questa che solo un genovese poteva raccontare con la giusta precisione e il doveroso trasporto. Franco Manzitti è un giornalista che è stato capocronista de “Il Secolo XIX” dal 1981 al 1986 e dal 1987 al 1989, poi direttore de “Il Lavoro” e infine caporedattore de “la Repubblica” per la Liguria dal 1992 al 1995 e dal 2000 al 2009, occupandosi da sempre del ponte. Una persona che ha vissuto quelle strade e studiate per lavoro fin dal 1989. Manzitti ci offre un racconto da cronista corredato da tantissime testimonianze dei protagonisti dell’evento. Una storia del prima e del dopo che mette in luce responsabilità e meriti.



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