Cose più grandi di noi

Cose più grandi di noi
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Paolo non sa se prendere una sigaretta dal pacchetto che Anna ha dimenticato sul sedile. Non fuma, il dottor Carpani, ma l’impianto di riscaldamento della sua R4 è malfunzionante e la serata è piuttosto fredda. Sua figlia sta tardando e non per colpa sua: si sa come vanno le cose burocratiche, sono piuttosto lunghe in fatto di scarcerazione. Una decisione tra l’altro arrivata all’improvviso, che gli è stata comunicata giusto qualche ora prima. È stanco Paolo, ha dovuto correre a destra e a manca per terminare i lavori nella piccola casa presa in affitto in via Dessiè, nei pressi dello stadio di San Siro, dove ospiterà sua figlia agli arresti domiciliari. Certo per questo ha pagato un prezzo altissimo: ha dovuto separarsi da sua moglie e dagli altri figli. Anna, la sua consorte, nonché avvocato difensore di Marghe nelle fasi iniziali del processo, non ha voluto “contaminare” la casa di famiglia. Una decisione sofferta per proteggere Martino e Sara, i due fratelli di Margherita. Del resto la loro figlia maggiore è stata condannata a sei mesi di carcere per aver fatto parte della lotta armata: è una terrorista, insomma. Eccola finalmente, Marghe compare sulla soglia di San Vittore. È magra la ragazzina, avvolta in un giaccone giallo che suo padre non ha mai visto prima; è silenziosa e sembra avere fretta. Si lascia abbracciare mentre cammina, non si ferma, entra in macchina, vuole andare. Il percorso fino a casa è avvolto dal silenzio, forse per la tensione, forse perché Marghe soffre per il rifiuto di sua madre, forse perché inizia a comprendere di essere diventata una pentita senza convinzione. Quel piccolo appartamento è a due passi dalla casa dove vivono Anna, quella mamma che non l’ha voluta, sua sorella Sara, il suo opposto in tutto e per tutto e il suo adorato fratello Martino, un ragazzino di quattordici anni, che ama scherzare su ogni cosa, sorridere e sdrammatizzare, che finge di star bene ma che in realtà non comprende le scelte di sua sorella e ancor di più il perché di quegli arresti domiciliari: infondo Marghe non ha ammazzato nessuno. E poi Margherita si è pentita, giusto? Ha firmato una dichiarazione con la quale afferma di essersi dissociata dalla lotta armata, giusto? Ed è proprio Martino a chiedersi il perché di quella scritta, quella che campeggia a chiare lettere sotto casa di papà e Marghe, anche questa una parola che non comprende: INFAME…

L’ultimo lavoro di Giorgio Scianna racconta uno spaccato dell’Italia dei primi anni Ottanta, quelli del terrorismo e della lotta armata, quelli del lento e inesorabile declino delle Brigate Rosse, la cui battaglia di dimostrativo non ha più nulla e si tinge di sangue e terrore. Margherita ha diciotto anni, è innamorata di Pietro e si ritrova un po’ per caso un po’ per voglia di ribellione a entrare in quell’ambiente fatto di gruppi, di sotterfugi, di rifugi, atti dimostrativi, pedinamenti, ferimenti e omicidi. Scianna presenta il quadro completo della società di quei tempi attraverso i tormenti e le inquietudini di una ragazzina che crede in determinati ideali e alla quale sembra sfuggire la gravità delle sue idee e per mezzo delle preoccupazioni di una famiglia, che in parte accusa, ma che protegge sempre. Di forte impatto il racconto di Scianna, che affronta con estrema schiettezza il periodo del pugno di ferro usato dallo Stato contro le Brigate Rosse, contornato dal momento del pentitismo e della dissociazione. Lo sconto di pena in cambio del ravvedimento, un trattamento migliore in cambio del diniego. Per la società borghese è “un modo per difendersi”, per il gruppo armato è “tradimento” e per la persona che rinnega cos’è? Cosa vuol dire il pentimento? Bella la delicata rappresentazione introspettiva della protagonista, dei suoi patimenti e delle sue angosce. Bella la figura di papà Paolo, l’unico personaggio vicino a Marghe, che pur temendo le ripercussioni sul resto della famiglia, si pone sempre in una posizione non giudicante. Scrittura scorrevole quella dell’autore pavese, che riesce comunque a dare al romanzo un ritmo sostenuto e incalzante. Anche in Cose più grandi noi, emerge l’importanza della musica nella vita quotidiana, elemento fondamentale nella vita dello scrittore, che finisce puntualmente nelle sue storie, come fattore salvifico e di unione tra i giovani. Non manca come sempre la garbatezza di Scianna, che ancora una volta racconta di realtà e vita vissuta, consegnando al lettore un romanzo senza violenza e senza giudizio.



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