Contro-rivoluzione

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Un nuovo spettro si aggira per l’Europa: la controrivoluzione populista. Ormai i giorni per il liberalismo sembrano contati. Il 1989, anno di inizio del suo trionfo, è lontano. L’oggi è della Brexit, dei 5 Stelle, di Syriza, di Podemos, di sovranisti come il polacco Kaczyński o l’ungherese Orbán, i quali hanno un unico scopo: spazzare via il sistema socio-economico nato dopo la caduta del Muro di Berlino e l’élite liberale che l’ha incarnato. Se i populisti si sono fatti notare per aggressività ideologica, violenza verbale, uso spregiudicato e menzognero delle informazioni, chi ha retto le sorti del Vecchio continente negli ultimi trent’anni ha più di un mea culpa da imputarsi per la travolgente avanzata dei “nuovi arrivati”. Per andare dietro alle sirene neoliberiste le classi dirigenti hanno dimenticato la ricetta virtuosa di coniugare mercato e bene sociale, finendo per favorire – attraverso privatizzazioni, deregolazioni, contenimento dei servizi – corpi anonimi, dalle banche alle agenzie di regolamentazione, alle lobby affaristiche. Ne sono scaturite forti disuguaglianze, con i ricchi sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri, disastrose crisi finanziarie e una democrazia svuotata nella sua funzione rappresentativa…

La disintegrazione politica dell’Europa è al centro dell’analisi di Jan Zielonka, politologo polacco e professore di politiche europee all’università di Oxford, sotto forma di una lunga lettera indirizzata all’antico maestro Ralph Dahrendorf, dal cui celebre saggio 1989 Riflessioni sulla rivoluzione in Europa. Lettera immaginaria a un amico di Varsavia, pubblicato all’indomani del crollo dei regimi comunisti, riprende non solo la struttura epistolare ma molti spunti politici. Interessante è il cambio di prospettiva: mettere sotto esame non il populismo e i suoi estremismi, come fanno generalmente gli intellettuali liberali, ma il liberalismo e le sue deficienze. Per Zielonka, se si vuole recuperare il terreno perduto nei confronti dei partiti antisistemi, è fondamentale guardare gli errori commessi dall’establishment europeo in tre decenni di potere. Da qui sviluppa una serrata critica alla presunzione delle politiche liberali di credersi sempre nel giusto, al punto da dimenticare, in ossequio al mercato e alla globalizzazione, i diritti e i bisogni della gente. Si tratta di re-inventare il liberalismo (e con esso pure il capitalismo e la democrazia) costruendo secondo la lezione popperiana una “società aperta” basata sulla partecipazione, sullo scambio di idee, sull’etica legalitaria. Un lavoro tutt’altro che semplice e probabilmente lungo, ma indispensabile per uscire dalla pericolosa confusione e dal senso di insicurezza in cui versa l’Europa. Alla vigilia delle cruciali elezioni di maggio Contro-rivoluzione è un libro più che mai da leggere.



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