Cirano di Bergerac

Cirano di Bergerac
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Francia, 1640. La sala del Palazzo dei Duchi e degli Stati di Borgogna è stata bellamente allestita per poter ospitare una rappresentazione teatrale. Sono in tanti gli spettatori che gradualmente arrivano per assistere allo spettacolo, tra cui un paio di spavaldi cavalieri che pretendono di entrare gratis. La confusione è tanta, il pubblico è eccitato: del resto la rappresentazione de La Clorise, tratta dall’opera di Balthazar Baro, è un vero e proprio evento. Cavalieri e borghesi si accalcano, pur mancando quasi due ore all’inizio dello spettacolo. Qualcuno ammazza il tempo sfidandosi a duello, altri si dilettano giocando e taluni bevendo al piano di sopra del teatro. Cristiano e Lignière sono particolarmente agitati, ma per ben altro motivo: i due uomini attendono in maniera trepidante l’arrivo della bella Maddalena Robin, detta Rossana, la cugina del famoso Cirano. Una donna graziosa, che quando finalmente arriva incanta tutti con la sua bellezza. La ragazza è oggetto di ammirazione, ma anche di pettegolezzi. Lignière confida a Cristiano che il Conte di Guiche, sposato con la nipote di Richelieu, è innamorato perso di Rossana e, non potendola avere lui, vorrebbe darla in moglie a un tipo poco raccomandabile, un certo Visconte di Valvert. A proposito di Cirano… ci si chiede se assisterà allo spettacolo. Difficile credere che accetti la presenza di Montfleury, che reciterà nel ruolo di Fedone, quello stesso attore che proprio il baldo spadaccino aveva allontanato tempo prima, quello stesso uomo a cui aveva intimato di non farsi più vedere. Ci sarà o no Cirano? Si aprono le scommesse! Intanto lo spettacolo ha inizio proprio con Montfleury che recita “Heureaux qui loin des cours, dans un lieu solitarie, se prescrit à soi-même un exil volontaire, et qui, lorsque Zéphire a soufflé sur les bois…”, quando improvvisamente una voce si leva dalla platea ordinandogli di lasciare il palco. È la voce di Cirano, forte, imperiosa, che non lascia adito a dubbi. Ne nasce un gran baccano, tra umiliazioni, provocazioni, minacce, sfide a duello e qualcuno che in quel gran caos fa riferimento al naso, sì quel gran naso che Cirano si ritrova e guai, seri guai per chi si azzarda a prenderlo in giro. Piovono insulti contro l’uomo, Velvert lo sfida e la risposta del giovane è una ballata canzonatoria, messa a punto in quello stesso istante. Le spade affilate si scontrano, battagliano, Velvert si sforza, ma la lama di Cirano è imbattibile. Il caro amico Le Bret cerca di tranquillizzare Cirano, troppi nemici ha l’uomo, dove finirà? Poi una curiosità vuole proprio soddisfarla Le Bret: perché tanto odio nei confronti di Montfleury? “Lo odio da quando ha osato una sera posare il suo sguardo su di lei…Oh! avevo l’impressione scivolasse su un fiore un lumacone!”. Con queste parole Cirano, svela il suo segreto: l’uomo si adombra, confidando al suo amico l’amore che prova per la bella Rossana, un amore che mai sarà ricambiato. Le Bert lo invita a comunicare alla ragazza i suoi sentimenti, ma il povero uomo non se la sente, teme di non avere alcuna chance con la splendida donna, a causa del suo naso deforme. Ama tanto quella ragazza, ma pensa che nemmeno una bruttina potrebbe innamorarsi di lui, figurarsi una così graziosa. Mentre i due uomini parlano, ecco che accade qualcosa d’inaspettato: la dama di compagnia di Rossana cerca proprio lui, Cirano, perché la sua signora vorrebbe incontrarlo il giorno seguente dopo la messa. Allora c’è speranza! Forse non è tutto perduto! Cirano non immagina nemmeno a quale grande delusione andrà incontro…

Cirano, giovane colto, sensibile, dal forte temperamento, capace di essere un romantico poeta, con una voglia immensa di amare la donna che da sempre è nel suo cuore. Uomo abile Cirano, sia con la spada che con la parola, si ritrova suo malgrado catapultato in una spirale di sofferte emozioni, mentre la stessa Rossana gli descrive quanto è grande il sentimento che prova per un altro uomo. Cirano che per amore si fa da parte, lui che ha tante qualità, ma un naso grande, che rende il suo volto grottesco e per questo non osa confessare i propri sentimenti ad una donna così bella. Edmond Rostand (1868-1918) in/con Cyrano de Bergerac, consegna al lettore un personaggio geniale, drammaticamente fiero della propria esistenza, profondamente sensibile e di nobile animo. Un’opera teatrale in cinque atti quella di Rostand, inizialmente composta in versi, di cui oggi prevalentemente si legge la versione in prosa, dove viene affrontato il tema della bruttezza in maniera profonda e tutt’altro che ordinaria. La commedia fu rappresentata per la prima volta il 28 dicembre 1897 al Théâtre de la Porte-Sain-Martin di Parigi, ed ebbe come protagonista un celebre attore del tempo, Benoît-Constant Coquelin, lo stesso che glielo aveva commissionato. Rostand scrisse l’opera a cinque anni di distanza dalla clamorosa bocciatura di un suo precedente (e primo in assoluto) lavoro in versi, Les Deux Pierrots, espressamente scritto per la Comédie-Française. Grazie all'eccezionale trionfo di pubblico, nelle 410 recite, e di critica - che definì questo dramma post-romantico come una summa delle potenzialità espressive nella sfera dei sentimenti e delle passioni umane -, Rostand (anch'egli attore a sua volta, sebbene di scarso successo) venne insignito della Legion d'onore ed eletto membro dell'Académie française. Cirano vive il suo naso come una zavorra e un impedimento alla felicità. Lo spadaccino guascone è un uomo dall’animo buono, tutto d’un pezzo, rivoluzionario per certi versi, tutt’altro che vile, un uomo che però sfugge al confronto con l’amore, perché si considera troppo brutto: trova il modo Cyrano di confinare se stesso dentro i canoni estetici che la società impone. La sua è una figura singolare e affascinante, un uomo che non si lascia schiacciare dal potere, che però perde la guerra dell’amore a causa di quel naso, simbolo della deformità e dell’inidoneità. Rostand in Cyrano de Bergerac, tratta un tema gravemente attuale, legato agli stereotipi dei canoni estetici dettati da una collettività alla quale spesso sfugge quanto tali modelli possano essere invalidanti per la vita di un individuo. Rostand racconta una storia angosciosa e struggente, con una scrittura scorrevole a tratti dipinta di ironia, in cui il rapporto tra l’essere e l’apparire diventa il burattinaio che tira e gestisce i fili della vita. Il personaggio di Cirano è una figura largamente ispirata a una persona realmente esistita nel XVII secolo, Savinien de Cyrano, noto come Cyrano de Bergerac da quando l’uomo decise di aggiungere al proprio nome quello di un feudo ereditato dal padre quando Savinien aveva circa venti anni. Di lui si dice che sia stato uno dei più estrosi scrittori del seicento francese, precursore della letteratura fantascientifica. Rostand riprende quindi la figura di un cadetto francese, a quanto pare anch’egli grande poeta e spadaccino, per creare il suo Cirano, ma non solo. Sembra che ci sia anche un pezzetto di se stesso nel suo personaggio; si narra che un giorno, un amico del drammaturgo francese si lamentasse per non riuscire a ricevere alcuna attenzione dalla propria amata, nonostante i continui “ti amo”. Rostand si trasforma così in consigliere, suggerendo all’amico di non limitarsi alle solite parole d’amore, ma di imparare ad utilizzare la poesia per corteggiare la sua donna, insegnando così al giovane uomo ad essere un amante romantico e appassionato. Tale passaggio lo si ritrova in Cyrano, quando il protagonista prova a trasmettere a Cristiano le sue doti poetiche per conquistare Rossana, da lui stesso segretamente amata. Tante sono state le rappresentazioni teatrali dell’opera di Rostand e Cirano è tra i personaggi più amati nel mondo del teatro. Altrettanto numerose le pellicole cinematografiche ispirate alla figura dello spadaccino guascone e certo la musica non è stata da meno; basti citare la nota e bellissima versione cantata da Francesco Guccini nell’album “D'amore di morte e di altre sciocchezze”. L’opera di Rostand è stata adattata, interpretata e tradotta innumerevoli volte, ma – quanto alla traduzione italiana – resta inarrivabile quella classica di Mario Giobbe (1863 -1906), giornalista napoletano, "vero poeta, colto e geniale, signore del verso e della rima" (Rovito). Sempre e per sempre indimenticabile Cirano, solitario e coraggioso duellante, con un’audacia che lo porta inconsciamente a voler tenere lontano chi ama e a volersi circondare di nemici. Decisamente azzardata una lettura in chiave patologica che qualcuno negli anni ha voluto dare ai suoi comportamenti eccentrici in contrapposizione al suo volersi isolare a causa della deformità che lo contraddistingue. Molto meno audace, ma forse più realistica, l’idea di Cyrano imprigionato in una vita che lo sbeffeggia con la sua crudeltà, in un’esistenza che lo logora, compresa solo in minuscole parti, capaci di donargli un pizzico di serenità dove tutto il resto è voragine.



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