Cento secondi in una vita

Cento secondi in una vita
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È il 31 dicembre 2018 quando la dottoressa Minghetti, psicoterapeuta, riceve una telefonata urgente. Il signor Rebaf, libraio trentanovenne di Centocelle appassionato di De André, è in preda a un attacco di panico e sull’orlo di una crisi che potrebbe portare a risultati nefasti. Tormentato da Mademoiselle Ansia, il cuore di Rebaf è un concerto di extrasistoli e la sua mente sempre pronta a sprofondare in un luogo buio e spaventoso. Ma ora si è deciso a prendere in mano la situazione. Con il primo incontro tra lui e la dottoressa Minghetti inizia il percorso di guarigione. Le tappe sono da manuale: astinenza da caffè e fumo, dieta più equilibrata, un po’ di attività fisica, periodici e volontari incontri con i propri mostri. E poi, inaspettata, arriva Luisa: coltiva canapa (legale!), indossa bellissimi collant ed è appassionata di poesia. Entra nella libreria alla ricerca della raccolta di Wisława Szymborska e si porta via il cuore stonato di Rebaf, insieme alla promessa di leggerle la sua poesia preferita al loro prossimo incontro. Ma Rebaf non è tipo da poesia, almeno non quella scritta da altri. Così, al suo percorso si aggiunge un altro tassello: esplorare sé stesso e aprirsi agli altri, facendo uscire i versi che teneva nascosti dentro…

L’ansia è uno dei mali della contemporaneità e l’attenzione verso chi ne soffre è sempre più alta. Rebaf è un ansioso di prima categoria e sarebbe stato interessante, importante, se il lettore, magari ansioso anch’esso, fosse stato accompagnato insieme a lui attraverso un percorso di superamento dei propri limiti. Invece, l’ansia di Rebaf è solo il fattore scatenante, l’entrata nel mondo magico di un viaggio dell’eroe che, forse a causa della brevità del romanzo (140 pagine), forse no, rimane a galleggiare sulla superficie senza mai andare a scavare nel materiale a cui attinge e perdendo così la propria forza. Il problema del nostro protagonista che ha per cognome un anagramma è dunque per lo più una manifestazione di disagio un po’ capricciosa, accantonata di fretta in presenza della storia d’amore il cui oggetto, Luisa, svolge il ruolo già visto in molte commedie romantiche della giovane donna stravagante che smuove il malinconico protagonista dalla propria disillusione per poi scomparire. E il riferimento cinematografico non è casuale: la sovrabbondanza di dialoghi trasforma di fatto i capitoli in una sceneggiatura, tanto che il lettore finisce per immaginare i personaggi recitare, non vivere. Tuttavia, nonostante i limiti del racconto, forse imputabili al fatto che ci troviamo di fronte alla prima prova di Andrew Faber - al secolo Andrea Zorretta, scrittore e performer ma soprattutto vera star dei social - nel mondo del romanzo, Cento secondi in una vita è in fondo una lettura rapida e leggera, che mescola ironia a una certa dose di malinconica a citazioni perfette per finire in una caption di Instagram e offre un messaggio certamente positivo. I cento secondi del titolo rappresentano infatti la durata di un attacco d’ansia: sembrano insormontabili ma in realtà possono essere affrontati con la consapevolezza che una manciata di istanti, seppure bui, non può avere il controllo della nostra vita.



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