Ascoltare/scrivere – Manuale (improprio e antologico) di critica musicale

Ascoltare/scrivere – Manuale (improprio e antologico) di critica musicale

Può esistere una critica senza valutazione? Bisogna calibrare una lingua che sia capace di arricchire l’esperienza del lettore/ascoltatore e al tempo stesso che sia in grado di condurlo all’interno della musica, dentro i meccanismi che ne governano il funzionamento, affinché l’ascolto divenga più consapevole. Scrivere in un linguaggio iper-tecnico o in uno più descrittivo però esige la stessa capacità di sintesi, contestualizzazione storica e stilistica: la seconda opzione pertanto non può essere definita solo e soltanto come una scorciatoia… sebbene la recensione sia un genere praticatissimo da almeno un secolo sulla stampa generalista, a tutt’oggi è stato poco studiato. Nulla è più ingannevolmente facile del realizzare un’intervista: in fondo fa tutto l’altro. Proprio a causa di questa apparente semplicità vengono consumati i crimini giornalisticamente più aberranti: chiacchiere senza senso, conversazioni sciape, sciatte, poco informative, ancor meno interessanti, scritte male, pensate peggio…

Vincenzo Martorella, nativo di quell’Eboli resa immortale dal più celebre titolo di Levi, ha un curriculum che fa sentire inadeguato anche un ipercinetico e che farebbe pensare che sia il nonno di Enoc, e invece niente affatto: è docente di chiara fama, storico della musica, critico, esperto di blues e jazz e non solo, insegnante nel corso degli anni, oltre che presso numerosi master, a Venezia, Sassari, Latina, Bari e New York, autore di diversi libri e di centinaia di saggi e di articoli, direttore di festival e riviste e via discorrendo. In quest’occasione dà alle stampe un testo che riesce a coniugare alla perfezione una messe sterminata di informazioni dotte, profonde, autorevoli e approfondite con un intento divulgativo limpido, corredata da un’antologia e una bibliografia ampie. Del resto, se si sa ma non si sa comunicare, quel sapere è sterile e inutile, e invece qui si fa fertile, facondo e fecondo. Insegnare, emozionare e dare godimento intellettuale sono i pilastri su cui si fonda sin dai tempi antichi la retorica, che però ha anche un chiaro scopo persuasivo: Martorella invece non vuole convincere nessuno, ed è proprio per questo motivo che è così convincente. Prende le mosse, dopo la prefazione di Ernesto Assante, giornalista e critico, da una domanda semplice ma non banale, ossia a cosa serva – guidare, giudicare, valutare, interpretare, stimolare, raccontare, spiegare… – un critico musicale (interrogativo che ci si può porre in generale anche in altri ambiti del resto, visto che una recensione non ha di norma l’immediata utilità pratica che può avere, per esempio, una scoperta scientifica in ambito sanitario), soprattutto dato che ognuno di noi ha un suo gusto e un suo diritto d’opinione – con le nefaste conseguenze che ha, ed è sotto gli occhi di tutti, il parlare quando non si conosce l’argomento – e indaga sia la teoria, i temi e i problemi, la necessità dell’ascolto e della scrittura, sia la pratica della recensione e dell’intervista.



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