Anime prigioniere

Berlino, gennaio 1989. Erich Honecker, leader della Ddr, dichiara che il Muro esisterà finché non verranno meno “le premesse che lo hanno reso necessario”, nessuno sa che l’anno iniziato allo stesso modo di tanti altri che l’hanno preceduto, ha in serbo un evento miracoloso. Alcuni fatti anticipano la caduta del Muro di Berlino prima del 1989. In Jugoslavia cade il governo in seguito alla crisi economica e Branko Mikulić si dimette; in Ungheria il Parlamento apre a un progetto per il pluralismo con i partiti indipendenti e non comunisti; in Polonia Lech Wałęsa costituisce il governo ombra e, ancora più epocale come evento, Gorbačёv annuncia all’ONU il ritiro dei soldati sovietici dall’Europa. Georgij Arbatov parla di “dialogo tra Mosca e il capitalismo” e il giorno di Natale, nella chiesa cattolica di Mosca viene distribuita ai fedeli la Bibbia in cirillico, dono di papa Wojtyla. Gli intellettuali chiedono senza remore la riabilitazione di Solženicyn. I cambiamenti politici e culturali sono inarrestabili, unica roccaforte resta Berlino Est che, guidata dal pugno duro di Honecker, rallenta il cedimento. La censura cerca di tenere il mondo esterno lontano da Berlino Est, impedendo la circolazione delle notizie su tv e giornali, ma i canali proibiti su cui la gente continua a sintonizzarsi sono una preziosa finestra oltre il Muro, simbolo della “follia del Novecento”. Il “mostro” che ha cominciato a prendere vita il 13 agosto 1961, ha distrutto intere famiglie separando d’un tratto genitori e figli, mariti e mogli, fratelli e sorelle, ora inizia a scricchiolare. Oltre 156 chilometri di lunghezza, 45 mila sezioni di cemento, 302 torri di guardia e 20 bunker che hanno imprigionato per ventotto anni la popolazione. Simbolo della mancanza di libertà. In migliaia sono riusciti a fuggire attraverso i tunnel sotterranei o per mezzo di stratagemmi audaci, superando il filo spinato e i cani addestrati, ma in tanti hanno perso la vita nel rincorrerla quella libertà: traditi, denunciati, fucilati. Inutilmente. “A Berlino il Muro ubbidiva al titanismo primordiale del sistema pietrificando il futuro, impedendo l’orizzonte e cancellando il mondo esterno, quasi una tentazione diabolica”. E il 9 novembre 1989 incombe…

Il Muro è ormai distrutto, sono passati 30 anni dall’evento che ha reso la libertà agli abitanti di Berlino Est. I frammenti del mostro di cemento oggi sono visibili in giro per il mondo, da Tokyo a Las Vegas, venduti dopo lo smantellamento con una smania inquietante. Sia pezzi originali che di millantata provenienza vengono ancora affibbiati ai turisti a caccia di cimeli. Eccolo il capitalismo tanto temuto dai comunisti. In questo saggio Ezio Mauro ricostruisce la genesi del Muro di Berlino e le motivazioni che lo hanno reso possibile, prendendo come punto di partenza mese dopo mese l’anno 1989, per scavare poi a ritroso nel passato. Pagine emblematiche di anni terrificanti, testimonianze di chi ha subito abusi, torture fisiche e psicologiche nella morsa impietosa della Stasi. Ex direttore dei quotidiani “La Stampa” dal 1992 al 1996 e “la Repubblica” dal 1996 al 2016, in un’intervista rilasciata in questi giorni, per presentare il reading del libro al Teatro dei Filodrammatici di Piacenza (poi al Puccini di Firenze e sarà a Lucca il 29 novembre e a maggio 2020 ad Arezzo per il Moby Dick Festival), Mauro ha dichiarato che gli uomini sono “fabbricatori di mostri, creatori di fantasmi” e che gli eventi del Novecento e la democrazia non sono sufficienti a tutelarli. Ancora tanto lavoro spetta a chi si occupa di politica, per scongiurare la costruzione di altre barriere e la sottrazione della libertà, per impedire altre divisioni. Un anniversario tanto importante sta per essere celebrato in varie città con rassegne letterarie e artistiche, commemorazioni e spettacoli. La memoria del passato è fondamentale per non ricadere negli stessi errori, specialmente in un’epoca come questa, ancora incline a favorire muri a discapito di integrazione e inclusione. “Bisogna camminare oggi nello stesso buio attraverso il vuoto notturno della Porta di Brandeburgo, con soltanto due poliziotti laggiù in fondo, per immaginare la ressa, le grida, il tumulto del cammino della libertà”.



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