Angeli sulla punta di uno spillo

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1969. Igor Makarcev, influente direttore del quotidiano Trudovaja Pravda, viene colpito da un infarto dal quale si salva a stento. E' un uomo che ha fatto una carriera invidiabile, salvandosi con un autoesilio in Caucaso dalle purghe staliniane, diventato poi ghost writer per Nikita Chrushev e intimo amico dell'eminenza grigia del regime sovietico, il membro del Politburo Suslov. Ora che giace indifeso e ferito in un letto d'ospedale, Makarcev comincia a temere che la sua stagione nell'apparato stia per finire: sensibilissima a ogni sfumatura, la sua mente avvezza a vedere complotti in ogni sguardo comincia a lavorare senza sosta...
Scritto nel 1979 ma vietato fino alla caduta dell'URSS, arriva in Italia grazie all'editore Barbera il monumentale romanzo di Jurij Družnikov, emigrato da vent'anni negli Usa, dove insegna all'University of California. E' un libro premiatissimo e a ragione, perché rappresenta un'occasione pressoché unica di guardare dal di dentro la classe dirigente della plumbea Unione Sovietica della Guerra Fredda, con i suoi intrighi, le sue leggi non scritte, le sue logiche quasi incomprensibili ad un osservatore occidentale. Družnikov denuncia, deride, sottolinea le caratteristiche grottesche dell'esercizio del potere, ma soprattutto descrive un Moloch assetato di sangue, un regime spietato che schiaccia ogni individualità, ogni voce fuori dal coro, ogni diversità, tanto che i protagonisti sono abituati a sospettare di chiunque: amici, colleghi, familiari. Persino di loro stessi.

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